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Ciò che non viviamo (in uscita il 6 dicembre)

Dove finisce ciò che non viviamo e i sentimenti repressi? Da nessuna parte, restano dentro di noi ad ammuffire. Viola e Micol hanno finto di non accorgersi che la loro non era un’amicizia, ma qualcosa di molto più profondo, vivendo nell’ombra di un sentimento mai rivelato.  Avranno un epilogo felice oppure incerto?

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“È tristemente bella. Triste come i versi di un poeta crepuscolare ma incantevoli e forti, di cui senti ogni verso come la peluria sulla pelle. Bella esattamente come intendo io la bellezza, ma non l’ho voluta con me e non è bella per me. Ho preferito la sicurezza di una rosa alla stravaganza di un tulipano”.

Presentazione dell’autrice: “Mi chiamo Maria. Sono nata a Napoli, e vivo in provincia. Classe 1992. Da piccola ho coltivato la passione per la lettura. Tutto ebbe inizio a nove anni con la fabbrica del cioccolato. Un buon inizio, no? Crescendo ho coltivato passioni come la scrittura e approfondimenti su diversi tipologie di letteratura, e biografie su miei scrittori preferiti. Leggere e scrivere per me è necessario come la colazione al mattino: indispensabile! Nutro una forte passione per il cinema e la musica (soprattutto le colonne sonore). Ho frequentato l’Istituto di scienze umane e lavoro nell’azienda di famiglia. Ho iniziato a scrivere per distaccarmi dalla realtà, fin da bambina. Ho collaborato col blog di Leggere a colori scrivendo racconti brevi e recensendo libri. Ho pubblicato con: Les Flâneurs Edizioni: Nulla si dissolve (solo e-book). Edizioni Pink: Un giorno di primavera (solo e-book). Due racconti con Historica Edizioni: Ricordo autunnale e Lettera a mia figlia. Ho pubblicato con Collana floreale: Cinque minuti a mezzanotte. Ho pubblicato con Un cuore per capello: Sere d’autunno a Firenze, Dove cadono le emozioni, Dove sarà tutta questa felicità?, e, a breve, uscirà la novella Ciò che non viviamo. Ho collaborato con Logokrisia con racconti su tematiche femminile. Ho pubblicato con Edizioni Ensemble: Album di famiglia. Sto per pubblicare con la Butterfly Edizioni: Tra le pagine di un sogno. Ho un blog L’Angolo delle parole e un profilo facebook L’Angolo delle parole che seguo in base agli impegni, dove promuovo e recensisco autori emergenti e non. Recensisco per il Pink Magazine. Attualmente sto frequentando un corso per ampliare i miei orizzonti sull’editoria. Sono risultata finalista al premio Circolo Culturale – Giovanni Brassotti Ziello e sono stata scelta come membro di giura alla nuova edizione del concorso. Amo i musei e le città nostalgiche che profumano di pioggia. Segni particolari: sono perdutamente innamorata di John Keats.”

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Un libro per Natale

Amici lettori,

insieme a Giusy Laganà di Viaggi Letterari vi aspettiamo su instagram per il calendario dell’avvento tutto letterario. Partecipate anche voi taggandoci nelle vostre storie. Troverete i consigli sia sul profilo della fondatrice che su quello di Antonella Maffione.

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I romanzi di William Bavone

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Due generazioni lontanissime che si ritrovano su un divano per un caffè. Un confronto che vive tra i ricordi del passato e la tecnologia del presente. Vissuti opposti che discutono tra loro quasi a voler costruire insieme il futuro. Un uomo sulla settantina ed un ragazzo di diciott’anni si incontrano per caso in quel che appare un qualsiasi sabato pomeriggio e la casualità non è altro che un’esperienza indelebile per la memoria dei due. Il più classico dei confronti romanzati si ripropone a noi in chiave moderna e con ricorrenti pause musicali che scandiscono il ritmo di un racconto che, tra una curiosità e l’altra, diventa vivida espressione del pensiero umano. Le contraddizioni di un mondo che corre e si fa sempre più social, incontrano l’attimo ideale per riflettere su cosa realmente possa avere un valore.

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Papillon catalano e oro cileno o il carteggio versione 2.0, telematico ma non per questo meno intenso tra due persone alienate che si riscoprono personaggi, due amici d’infanzia ritrovati ed il loro ritrovarsi con la natura più intima del proprio Io, in due monologhi interiori senza soluzione di continuità che si abbracciano, si rimandano, si fanno eco nelle suggestioni e nel libero fluire dei pensieri, delle manie, dei rituali più sacri e delle ossessioni quotidiane con picchi di lucidità, talvolta cinica altre più benevola. Questo gioco delle lenti e degli specchi con cui i due personaggi studiano loro stessi e il mondo esterno è ritmato dallo snocciolarsi graduale ma costante di una serie di indizi, all’apparenza irrisori, quasi grotteschi nel caleidoscopio di conversazioni senza incipit eppure forieri di un messaggio criptato, rivelatori di una identità mai sospettata e di un mistero perfettamente insinuato tra la nervature delle foglie staccatesi dagli alberi e il riflesso di un goccia pigramente scivolata lungo il fondo di uno dei boccali del Gabbiano nero. A tratti sfiorando il non senso, i due autori musicano un’armoniosa improvvisazione nel più autentico stile jazz, svelando gradualmente un misterioso enigma, che serve solo in parte a ricomporre il puzzle infinito delle identità.

 

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La memoria di Elvira di Irene Milani

È possibile avere dei ricordi non nostri? Può succedere che ad un certo punto, senza volerlo, ci rendiamo conto che il nostro cervello ospita anche frammenti di una vita che non abbiamo vissuto? Questo è il dubbio che travolge Margherita, giovane donna che lavora come pubblicitaria a Torino dopo una trasferta a Lazise. Cosa la lega ad Elvira, ragazza vissuta in quei luoghi durante la seconda guerra mondiale? Due protagoniste molto diverse tra loro vedranno intrecciare i fili della memoria lungo un sentiero che porterà Margherita sulle tracce di un passato di cui ignorava l’esistenza.

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Il romanzo è composto da due storie distinte che confluiscono in un finale unico, al termine della seconda parte.

Parte prima:

Elvira è una giovane benestante che vive a Lazise del Garda. Siamo nel 1943 e, subito dopo l’armistizio, l’Italia è invasa dai Nazisti. La villa in cui abita è poco distante da quella in cui, in quel periodo, stabilisce la sua residenza Erwin Rommel, la volpe del Deserto.

Da sempre vissuta nel lusso e lontana dai problemi della gente comune, Elvira incontra il giovane partigiano Michele. Infatuatasi di lui accetta, forse più per amore che per reale passione politica, di partecipare ad un tentativo di uccidere il gerarca tedesco durante la festa per il suo cinquantaduesimo compleanno, facendosi assumere come cameriera all’insaputa della famiglia. La protagonista della seconda parte è Margherita, una giovane donna torinese, orfana di entrambi i genitori, che ha da sempre dedicato la propria esistenza al lavoro e al raggiungimento di unideale di perfezione algida e fredda, sfuggendo i legami personali per paura di soffrire ancora. Per lavoro effettua una trasferta a Lazise dove viene assalita da strani déjà vu e da una sensazione di malessere che non riesce a spiegarsi. Un nome riecheggia nella sua mente – Elvira – e dei luoghi le sembrano familiari pur non essendoci mai stata.

I frammenti di memoria, piano piano, ricostruiscono i fili di una storia di cui Margherita scopre di essere almeno in parte protagonista: tassello dopo tassello inizia a indagare sulle vicende di quella ragazza vissuta molti anni prima e a lasciarsi andare assecondando i propri sentimenti.

«Darei qualunque cosa per stare con te.» Sentivo davvero nel profondo del cuore quello che avevo appena detto, ne ero convinta. In quel momento avrei rischiato la mia vita per lui.

«Non dirlo, non sai cosa potrebbe esserti chiesto in cambio. Purtroppo per ora dobbiamo accontentarci di questi pochi incontri clandestini, se e quando la guerra finirà ne riparleremo. Potresti non voler più stare con un bandito.»

 «O con un eroe…»

In promozione lancio qui: Nulladie Edizioni

 

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Dai tuoi occhi solamente

New York, 1954. Capelli corti, abito dal colletto tondo, prime rughe attorno agli occhi, ventotto anni, Vivian ha risposto a un’inserzione sul New York Herald Tribune. Cercavano una tata. Un lavoro giusto per lei. Le famiglie l’hanno sempre incuriosita. La affascina entrare nel loro mondo, diventare spettatrice dei loro piccoli drammi senza esserne partecipe, e osservare la recita, la pantomima della vita da cui soltanto i bambini le sembrano immuni. La giovane madre che l’accoglie ha labbra perfettamente disegnate con il rossetto, capelli acconciati in onde rigide, golfini impeccabili. Dietro il suo perfetto abbigliamento, però, Vivian sa scorgere la crepa, il muto appello di una donna che sembra chiedere aiuto in silenzio. Del resto, questo è il suo lavoro: prendersi cura della vita degli altri. L’accordo arriva in fretta. A lei basta poco: una stanza dove raccogliere le sue cose; una città, come New York, dove potere osservare le vite incrociarsi sulle strade, scrutare mani che si stringono, la rabbia di un gesto, la tenerezza in uno sguardo, l’insopportabile caducità di ogni istante. Ed essere, nello stesso tempo, invisibile, sola nel mare aperto della grande città, a spingere una carrozzina o a chinarsi per raddrizzare l’orlo della calza di un bambino. Scrutare i gesti altrui e guardarsi bene dall’esserne toccata: questa è, d’altronde, la sua esistenza da tempo. Troppe, infatti, sono le ferite che le sono state inferte nell’infanzia, quando la rabbia di un gesto – di sua madre, Marie, o di suo fratello Karl, animati dalla medesima ira nei confronti del mondo – si è rivolta contro di lei. Sola nella camera che le è stata assegnata, Vivian scosta le tende dalla finestra, lancia un’occhiata al cortiletto ombroso e spoglio nel sole morente di fine giornata, estrae dalla borsa la sua Rolleiflex e cerca la giusta inquadratura per catturare il proprio riflesso che appare contro l’oscurità del vetro. È il solo gesto con cui Vivian Maier trova il suo vero posto nel mondo: stringere al ventre la sua macchina fotografica e rubare gli istanti, i luoghi e le storie che le persone non sanno di vivere.

Neri Pozza è sempre garanzia di bellezza letteraria nell’accezione più totale che si possa attribuire a questo concetto e credo che con questa biografia romanzata di Francesca Diotallevi, autrice e donna che stimo molto e seguo con affetto, si tocchino livelli di letteratura davvero alti. Una scrittura sempre magistrale, attenta, intensa, profonda; l’autrice ci regala la storia di una donna, Vivian Maier, che meritava un riscatto, che tra le pagine di questo libro conosciamo, ammiriamo, viviamo e amiamo. Da una foto riflessa, dal vivere la vita dietro la sua Rolleiflex, Vivian entra nelle nostre di vite e di certo non ci scorderemo più di lei.

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Il vento dentro

Serena, abbandonata dal suo compagno Filippo dopo anni di convivenza, accetta l’invito rivoltole dall’amata zia Cettina a passare le vacanze con lei sperando di ritrovare se stessa tra i profumi di quella casa piena di ricordi e il dolce calore della presenza di sua zia. Poi, complici il destino e un forte vento estivo, incontra David, un uomo dal fascino irresistibile e con la fama di conquistatore, che la condurrà per mano in un vortice di passione e amore. Con David Serena giocherà fino in fondo la partita della seduzione e non si lascerà abbattere dai tiri meschini di Karina, innamorata cronica di David, che tenterà in ogni modo di ostacolare la loro relazione. Perché quel vento, che ora Serena sente dentro, la spinge verso di lui: con David il suo cuore ha ricominciato a battere, con un battito nuovo, più profondo, più vibrante.

Ci sono storie che emozionano, che raccontano un po’ di noi, che sanno coinvolgerci dall’inizio alla fine. Quando sfogliamo le pagine di narrazioni così non possiamo che portarle sempre con noi. Simona Colaiuda è una di quelle autrici in grado di esplorare l’animo umano con delicatezza, accuratezza e attenzione. Ogni suo romanzo è un percorso di crescita che il lettore fa insieme ai protagonisti. Questa volta ho ritrovato un elemento a me caro: il ritorno a casa, alle origini, alle persone che ti capiscono con uno sguardo e che sanno chi sei ancor prima che tu possa capirlo da sola. L’amore, in ogni sua declinazione, è sempre la chiave.

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Come belve feroci

Ultime dal Las Vegas Edizioni Team.


A Oppido Messapico, nella Puglia più profonda, Costantino Ròchira e i suoi scagnozzi hanno deciso di massacrare la famiglia Sarmenta. C’entrano questioni economiche, e c’entra la ‘ndrangheta. Ma il piano riesce solo a metà. Per una fortunata coincidenza riesce a salvarsi il figlio dei Sarmenta, Massimo detto Mattanza, un ragazzo problematico e ferocissimo, e così pure la fanno franca i suoi zii e suo cugino Santo. Tutti insieme lasciano il paese a bordo di una Fiat Regata, ma non prima di aver ritirato tutti i soldi di famiglia e di aver inscenato la propria sparizione. Il lungo viaggio li porta in Val Camonica, dove vengono accolti da un vecchio amico e compaesano, Giovanni Argento, e dove Santo e Mattanza cominciano a progettare la loro vendetta… “Come belve feroci” è un romanzo crudo, dalle venature hard-core, che non risparmia niente e nessuno, che somiglia a un film di Tarantino raccontato però dalla penna di Verga.

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I grandi classici riveduti e scorretti

Oggi per il #socialbookday voglio parlarvi di questo libro Longanesi presentato da Se i Social network fossero sempre esistiti.
50 schede di grandi #classici della #letteratura internazionale raccontati con ironia, ma soprattutto con un entusiasmo narrativo che fa subito venir voglia di leggere anche le storie che spesso ci sono sembrate ostiche o lontane da noi. Questo #libro ci insegna che la #culturaletteraria può passare per canali diversi dalla critica a volte troppo seriosa e ampollosa e che mescolare presente e passato è la chiave per capire che i classici non sono libri vecchi e lontani da noi, come sento spesso dire, ma al contrario portano con loro un messaggio universale che trova nuova codifica in ogni epoca.

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Dentro la maschera

#halloweenmood

“Tutta la vita umana non è se non una commedia, in cui ognuno recita con una maschera diversa, e continua nella parte, finché il gran direttore di scena gli fa lasciare il palcoscenico.” Erasmo da Rotterdam

Abeditore ci regala un nuovo piccolo grande capolavoroletterario. Racconti forti e intensi di grandi autori, poche pagine che sanno essere più potenti di tomi immensi. Una selezione, per me sconosciuta, che mi ha davvero ammaliata. Come sempre ad affascinare il lettore non ci sono solo i temi raccontati, ma anche le scelte di stampa di Abeditore che rendono ogni singolo libro un oggetto da collezione dalla cover alle illustrazioni, dal tipo di carta al formato, dai font alle citazioni. Cura per il dettaglio a 360 gradi.
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