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Ultime da Las Vegas

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Una famiglia, tre donne di tre generazioni diverse e un vecchio segreto che sta per essere rivelato. Mia ha ventidue anni e lotta perennemente con ansie e insicurezze. È cresciuta nella periferia torinese con i nonni materni, senza sapere nulla dell’identità del padre. La nonna, Zita, è vivace e dinamica ma ora deve superare il lutto per la recente morte del marito. La madre, Lara, ha anteposto la carriera all’istinto materno e vive a Milano dove coltiva ambizioni e amanti conosciuti online. Durante una vacanza alle terme, Zita incontra Santo, accetta il suo corteggiamento e ricomincia a vivere. Questa sua scelta destabilizza Mia che, ancora legata al ricordo del nonno, inizia a ostacolare la relazione. E riporta Lara a Torino, per capire cosa stia succedendo tra nonna e nipote.Quando le tre si ritrovano, il confronto sfocia in un aspro litigio, ma la verità sul padre di Mia, che Lara ha tenuto nascosta a tutti per più di vent’anni, sta finalmente per venire a galla.

 

Aveva fatto qualche passo ed era stata travolta da un senso di straniamento, il respiro spezzato come se la vita le si staccasse di dosso e scivolasse via. Le dita si erano arrampicate sul viso per assicurarsi di averlo ancora. Erano arrivati i dubbi, i ripensamenti. Come poteva lei a vent’anni cambiare quello che stava accadendo? Aveva taciuto, un’altra volta in quella giornata. L’attimo se n’era andato. Lei anche.

 

Monica Coppola è una garanzia di scrittura, intensità, sensazioni. La ritroviamo in questa storia con tutta la sua verve, il suo stile diretto e confortevole, ma allo stesso tempo ne sentiamo la profondità delle parole e la maturità del racconto. Come non amare questa storia? Ci ritroviamo, leggendo, in ciascuna delle protagoniste; in ognuna di loro c’è una parte di noi, un momento della nostra vita, una fase che abbiamo attraversato. Sono protagoniste vere, reali, tangibili che diventeranno pagina dopo pagina, amiche, sorelle, nonne. Le inciteremo, ci faranno arrabbiare, rideremo e piangeremo con loro perché è questo che succede con queste storie: abbracciano il lettore e lo rendono parte del tutto.

 

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Francesco, pubblicitario di successo da cinque anni in Olanda, non sa ancora di essere come una biglia d’acciaio in bilico. Di giorno lavora in un’agenzia in cui guadagna più soldi di quanto riesca a spendere, di sera passa da un locale all’altro a caccia di alcol e ragazze. Le sue vicende si mescolano a quelle dell’olandese Nicky, dell’americana Julia, del greco Christos, e di molti altri “expat” che come lui cercano di ammazzare la noia in una festa infinita tra i canali.

Ma quando cerca di ricordare il vero motivo per cui se ne è andato via da casa, accade l’inevitabile. Il piano inizia a inclinarsi, la biglia scivola, Francesco perde il controllo: si innamora di Nina, la ragazza spagnola di Christos, e questa passione illumina tutto il resto di una luce improvvisamente spietata. Il lavoro, gli affetti leggeri, le sbronze, niente ha più senso.
Dentro un’Amsterdam fatta di eccessi, dove la vita sembra un’esperienza di passaggio e perdersi è sempre concesso, Francesco ha forse l’ultima occasione per non precipitare.

 

In cinque anni ad Amsterdam, aveva visitato quelle bancarelle centinaia di volte, senza fare un solo acquisto. Al momento decisivo, si ricordava che non avrebbe mai letto tutto il libro in lingua originale, cedeva alla pigrizia e risistemava il volume al proprio posto.Anche adesso, tenuto in mano A Farewell to Arms di Hemingway per quasi cinque minuti, lo ripose con un sospiro, sconfitto. Sentì il negoziante sbuffare, ormai convinto di una vendita sicura, e passò alla bancarella successiva. Come al solito controllò subito i Penguin, dalla splendida copertina arancione, e solo in seguito si concentrò sugli altri. Vide Joyce, Shakespeare, di nuovo Hemingway, Freud, Nietzsche, Bukowski, Jack London. Per l’ennesima volta si chiese chi avesse avuto il coraggio di abbandonare quei classici. Passò le dita sul segno di piega all’angolo di una pagina, dove qualcuno si era fermato prima di addormentarsi e, più avanti nel testo, su una piccola macchia bruna, una goccia di caffè. Forse i proprietari non se ne erano sbarazzati, erano semplicemente morti. Ma perché nessun parente lo aveva reclamato? In un mondo perfetto non sarebbe stato possibile comprare di seconda mano libri così belli. Girò il volume per leggerne il prezzo e s’indignò al pensiero dei venti euro che le persone pagavano per l’ultimo thriller del momento, le stesse persone che abbandonavano i migliori romanzi del mondo, adesso quotati come un caffè da Starbucks.

 

Il vero romanzo stile Las Vegas Edizioni dalla narrazione diretta e realista; troverete dentro tutta una generazione di giovani che hanno cercato fortuna all’estero, che hanno costruito un castello di certezze su una base così fragile da iniziare a piegarsi quando un evento, una riflessione, spostano l’attenzione, spingono a cambiare il punto di vista a fare i conti con se stessi e con la propria interiorità.

Perché gli eventi sono spesso come biglie su un piano inclinato, scivolano inesorabilmente, tutto sembra precipitare vorticosamente e non si può far altro che lasciarsi travolgere…o forse no?

 

 

 

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Malarte

Non penso che qualcuno scelga veramente la propria vita. Succede più che altro nel gioco continuo che facciamo per combinare la realtà dove viviamo, le opportunità e le nostre idee: ciò che ci fa paura e ciò che crediamo di volere. 

 

41eBZmce3SLArte, tanti soldi, banche, segreti bancari e poi una fuga. Sì, una fuga, perché Maddalena Cantarelli, nata a Siena e impiegata in una galleria d’arte contemporanea a Vaduz, scomparirà nel nulla, scatenando la ricerca concitata da parte della polizia di mezzo mondo. Un piano perfetto. Così perfetto che Anna Moos, regina dell’arte e proprietaria della galleria dove Maddalena per quaranta ore a settimana spacchetta e impacchetta le opere, non dirà neanche una parola, ma si nasconderà dietro i suoi grandi occhiali da sole neri. Del resto Anna, alcuni mesi prima che il “caso Maddalena” dominasse la stampa, in una intervista per un noto settimanale d’arte, aveva detto: «Di fronte al genio, a un’opera geniale, a un progetto, a un piano perfetto e di talento si può solo dire: chapeau».

Se siete ancora indecisi sui libri da portare in vacanza, noi lasciatevi scappare questo romanzo. Un perfetto mix narrativo di mistero, giallo, arte, storia con un ritmo veloce e incalzante che di certo vi farà dimenticare i rumori molesti dei vicini di ombrellone.

L’autrice ci porta dentro un intreccio di storie e personaggi dal passato al presente per poi lasciarci un mistero da svelare legato a Maddalena e al furto d’arte impossibile.

Ogni evento diventa così non solo un momento della narrazione, ma un riflettore sulla società, sul sostrato che viene coperto da lustrini e bellezza. Perché come un buon giallo ci insegna: ogni protagonista nasconde sempre qualcosa di inaspettato e oscuro.

Una riflessione sull’essenza e l’apparenza, concetti dicotomici sì, ma narrativamente complementari, che nascondono le chiavi per aprire le porte della storia e tessere le fila di tutto quello che è accaduto per svelare la verità.

Un romanzo che vi coinvolgerà dalla prima all’ultima pagina.

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Vani d’ombra

Uno degli incipit più belli che io abbia mai letto:

La prima volta che ho visto qualcuno baciare è stato al cinema, ed era buio in sala. La luce veniva da dietro, e ho una memoria di pulviscolo e ombre quando le tende si aprono per far entra-e le persone in sala. Ombre svuotate di vigore quando sulla pellicola si proietta la luce che regna afona all’ingresso e avanza implacabile nel momento in cui la tenda viene scostata dallo stipite. E allora mi volto e vedo quello che ho visto. E quello che ho visto mi rimane appeso alla retina, come gocciolatura di bellezza a cui non so bene neppure io che sensazioni dare. Vedo una coppia che si siede e poi vedo due bocche che si baciano, ma non era proprio un bacio come quelli che avevo visto sulle foto dei settimanali che giravano a casa e che mia madre nascondeva, nascondeva a me. E sarò stato piccolo, insomma ricordo benissimo che avevo dodici anni e piccolo non ero affatto ma loro – i miei genitori – mi dicevano che ero piccolo. Lo vedevo bene, questa volta: la sala non nascondeva il bacio. Forse solo perché avevo messo le mani a forma di binocolo, tanto là dentro nessuno avrebbe mai fatto caso a un ragazzino che giocava. Ma io orientavo le mani alla ricerca di qualcosa senza sapere neppure io bene di cosa, e avevo trovato per caso quel bacio: era bellissimo. Mi sembrava una cosa da preservare, mica da dire in giro, il segreto colto in flagranza di reato. Una cosa bella da fare nel buio del cinema, nella semiluce che ti assale alle spalle. È così che iniziò la mia gelosia. Ero geloso perché volevo tenere una cosa tutta per me, la bellezza tutta per me, la bellezza tutta a me.

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Un piccolo paese di campagna, ci si conosce tutti. Impossibile non annoiarsi. In particolare se hai tredici anni, la scuola è finita, fa caldo e i vestiti ti si appiccicano addosso. Capita che a voler passare il tempo poi si diventa curiosi e con un binocolo in mano si possono vedere tante cose. Nascosto tra le fronde di un albero, Michele scopre che la colf del notaio, tutti i pomeriggi, incontra uomini. Ogni giorno uno diverso. È come stare al cinema senza pagare il biglietto. Il conto arriva quando viene scoperto dalla donna, trascinato per un orecchio e rinchiuso a chiave dentro il suo armadio. Imprigionato e al buio, Michele è costretto a una rivelazione che segnerà per sempre la sua vita. Con una scrittura cruda, a volte persino violenta, il romanzo trascina il lettore nelle zone più intime della mente di un uomo tormentato.

 

Questo romanzo è una vera botta all’anima, lo so uso spesso questa espressione perché rende fortemente il senso fisico di percezione della lettura. Non ci sono sconti per il lettore, né filtri, né giri di parole: il flusso narrativo corre intersecando ansie, paranoie, eventi, sensazioni in un turbine vorticoso e travolgente.

 

Ci sono alcune certezze che hanno bisogno di macerare nel tempo mentre altre si innestano dentro il cervello di imperio: sono shock anafilattici da staffilettata, rasoiate improvvise, colpi di sole scorretti. Fu come se mi avessero aperto il cervello con l’apriscatolette e tutto si fosse mischiato nel giro di dieci minuti, forse un’ora

 

Il racconto degli antri oscuri dell’animo umano attraverso i turbinii mentali del protagonista che non può che affascinare il lettore che riesce solo a perdersi nei meandri della storia, dei pensieri, delle riflessioni.

Forte, intenso, inebriante e a tratti devastante, Vani d’ombra è un romanzo che non può passare inosservato perché lascia il lettore senza risposte, ma con tante domande sulla natura umana e su quelle ferite che non si rimarginano mai, ma che creano cicatrici indelebili.

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La bocca delle carpe Conversazioni con Amélie Nothomb

– Sul ruolo dello scrittore, in Libri da ardere lei afferma: ‘La gente è la stessa che si tratti di leggere o di vivere: egoista, avida di piacere e ineducabile. Non spetta allo scrittore lamentarsi della mediocrità dei suoi lettori: li deve prendere come sono. Se può ancora
concepire l’idea che riuscirà a cambiarli – se riesce ancora a concepire una cosa simile nonostante la guerra – ebbene allora il romantico imbecille è lui, e non chi ama leggere Blatek. ‘ È dura! 

– È quello che penso! Sono molto pessimista. Sono una pessimista allegra, nel senso che sono un essere gioioso nonostante tutto. Diciamo che sono briosa per temperamento e pessimista per profonda convinzione.

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“…è possibile non amare i miei libri e andare perfettamente d’accordo con me.”

Michel Robert, scrittore e artista visivo, grande estimatore di Amélie Nothomb, raccoglie in questo libro una serie di conversazioni avute in anni passati con l’autrice belga. Scopriamo così le passioni di Amélie, i suoi gusti, la sua idea della solitudine, della sessualità, dell’amicizia e dell’amore inteso come ossessione assoluta. Ne ripercorriamo la vita, l’infanzia, le relazioni familiari, i suoi spostamenti nel mondo, dal Giappone all’Europa… Il ritratto di una donna straordinaria e affascinante, capace di confessare le proprie debolezze e ridere di sé stessa, di una scrittrice tanto sconcertante quanto ormai imprescindibile: 27 romanzi all’attivo, tradotta in 45 lingue, e la sorprendente cifra di 16 milioni di copie vendute nel mondo.

Una lettura unica e innovativa quella proposta da Voland, un’intervista, una conversazione, un incontro, il racconto di una persona, di una donna, di una scrittrice, di un tutto unico in modo diretto, senza filtri. Tutti noi lettori vorremmo avere l’occasione di prendere un caffè con i nostri scrittori preferiti e chiacchierare di temi seri e faceti, di farci aprire la porta della loro essenza e al contempo spalancare gli orizzonti delle nostre percezioni. Amélie è spumeggiante e allo stesso tempo malinconica, ha una chiave per decodificare il reale totalmente unica e spesso spiazzante.

– Dentro di me è profondamente radicato il culto della bellezza. Mi creda, amo la bellezza più di ogni altra cosa. Ma la mia interpretazione di tale culto passa attraverso una certa ossessione per il ripugnante. Sono giunta alla conclusione che il bello possiede una qualità che non si esprime mai in modo tanto intenso quanto attraverso il suo contrario.
– Ma insomma, che le salta in mente!
– Perché dovrei negare che sono un essere perverso e che queste cose attirano? Spiego sinceramente questa attrazione, o meglio, questa specie di ossessione per il ripugnante con il fatto che in fondo sono attratta dall’estrema bellezza.
(Silenzio)
Mi dispiace deluderla.
– Non mi delude, sto riflettendo. Talvolta, le cose più brutte diventano per lei le più belle.
– Non direi belle, ma diventano attraenti per eccesso di bruttezza. Ricordo di aver visto in tram una donna talmente brutta da avere voglia di congratularmi con lei. Ho pensato: si è dovuta impegnare parecchio per diventare così! Era un capolavoro. Che trovavo molto superiore a quella specie di bruttezza mediocre riconoscibile ovunque per le strade.

Scopriamo di lei aspetti unici, come il suo amore per la musica, Nemmeno il libro più straordinario produrrà una reazione tanto universale come la musica. Scrivo libri perché non so scrivere musica, e  ci trasferisce il suo profondo realismo.

La amerete o la odierete, non ci sono sfumature possibili, per me che la amo molto questo è stato davvero un grande regalo letterario che vi consiglio di leggere solo dopo aver prima conosciuto la scrittrice attraverso i suoi lavori, sono certa che ve ne innamorerete.

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I leoni di Sicilia

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Dal momento in cui sbarcano a Palermo da Bagnara Calabra, nel 1799, i Florio guardano avanti, irrequieti e ambiziosi, decisi ad arrivare più in alto di tutti. A essere i più ricchi, i più potenti. E ci riescono: in breve tempo, i fratelli Paolo e Ignazio rendono la loro bottega di spezie la migliore della città, poi avviano il commercio di zolfo, acquistano case e terreni dagli spiantati nobili palermitani, creano una loro compagnia di navigazione… E quando Vincenzo, figlio di Paolo, prende in mano Casa Florio, lo slancio continua, inarrestabile: nelle cantine Florio, un vino da poveri – il marsala – viene trasformato in un nettare degno della tavola di un re; a Favignana, un metodo rivoluzionario per conservare il tonno – sott’olio e in lattina – ne rilancia il consumo in tutta Europa… In tutto ciò, Palermo osserva con stupore l’espansione dei Florio, ma l’orgoglio si stempera nell’invidia e nel disprezzo: quegli uomini di successo rimangono comunque «stranieri», «facchini» il cui «sangue puzza di sudore». Non sa, Palermo, che proprio un bruciante desiderio di riscatto sociale sta alla base dell’ambizione dei Florio e segna nel bene e nel male la loro vita; che gli uomini della famiglia sono individui eccezionali ma anche fragili e – sebbene non lo possano ammettere – hanno bisogno di avere accanto donne altrettanto eccezionali: come Giuseppina, la moglie di Paolo, che sacrifica tutto – compreso l’amore – per la stabilità della famiglia, oppure Giulia, la giovane milanese che entra come un vortice nella vita di Vincenzo e ne diventa il porto sicuro, la roccia inattaccabile.

Le impressioni di Antonella Maffione:

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I Florio si sono insediati a Palermo in un periodo storico particolare; l’autrice riesce a rendere i fatti talmente reali da comprendere il malumore del popolo palermitano. Diventa tangibile lo strazio degli operai che pur di lavorare lo fanno anche in condizioni fatiscenti e spesso in uno stato fisico cagionevole. Passeggiando in quel periodo tra i vicoli di tufo e pietra e i lussuosi palazzi aristocratici, riusciamo a sentire la disperazione che l’epidemia del colore infligge alla gente. Utilizzando l’immaginazione, cosa che a noi lettori non manca e soprattutto grazie alla descrizione accurata della scrittrice, riusciamo a vedere i palazzi barocchi sprangati che “sembrano teschi lasciati a calciare al sole”, a sentire i carretti che passano sotto i balconi e urlano: “ Cù avi morti?” E poi i pianti disperati dei padri e delle mogli che vorrebbero aiutare figli e mariti: è straziante, tanto da sentirlo sulla pelle. Un libro affascinate, che ci arricchisce culturalmente coniugando fatti storici con il passato di una famiglia straordinaria e della loro ascesa, decisi a diventare ricchi e a lasciare un’impronta a Palermo. La storia di uomini che dal nulla diventano capitani di industria; con Vincenzo Florio si assiste a una trasformazione del commercio. In una società molto chiusa e aggrappata a vecchie strategie, quest’uomo, un vero “ Self-made man”, anche se a volte è spietato, porta il cambiamento, attraverso un nuovo spirito imprenditoriale. I leoni di Sicilia è un libro che va letto e riletto, perché ci fa conoscere una terra di arricchimento e non di mafia. Leggendo scopriamo una Sicilia che si discosta dal solito luogo comune, poiché in queste pagine scopriamo un paese desideroso di farsi conoscere, pieno di speranze per un futuro prospero e sicuro. Un carico di sentimenti nel quale è possibile cogliere il carattere di tutti i protagonisti.

Le impressioni di Isabella D’Amore:

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Questo romanzo ha tutti gli elementi di narrazione e scrittura per prendere un posto di rilievo nella storia della letteratura italiana. Uno di quei libri destinati a diventare dei classici da leggere e rileggere. Romanzo storico e saga familiare si intrecciano perfettamente creando una magia narrativa che coinvolge il lettore sin dalle prime pagine e lo accompagna passo dopo passo nei meandri di una storia che non è solo di una famiglia, ma di un popolo, di una città, nostra. Profumi, sapori, sensazioni, emozioni, eventi:un vero turbinio! La ricostruzione storica ci regala una Sicilia martoriata, ma fiera, sempre nobile e ammaliante con il fascino della sua capitale Palermo. Un quadro di un popolo sempre pronto a rimanere fedele a se stesso e alla forza del legame con la terra, con i luoghi. I protagonisti dovranno lottare per farsi spazio, per dimostrare che anche quando la vita non ti regala il nome che vorresti, sei tu che costruisci il tuo destino, un destino che aprirà le porte a una storia che si iscrive nel per sempre. Di generazione in generazione il nome dei Florio segnerà non solo una storia imprenditoriale, ma soprattutto una storia di autoaffermazione, di forza, di determinazione.

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Quelli di via Teulada #moonday

Luglio 1969. Apollo 11.
Neil Armstrong e gli astronauti danno l’annuncio: «L’Aquila è atterrata!» Ma cosa accade, quel giorno, a via Teulada, negli studi Rai e negli uffici della televisione di Stato? Tutto è pronto. Oggi si deve andare in scena con la migliore delle performance: si conquista la Luna e tutti sono consapevoli che questo evento sarà scritto nei libri di storia. Bisogna essere perfetti, preparati, concentrati. Si stima che, ad assistere alla precedente missione spaziale Apollo 11, ci fossero davanti agli schermi circa 590 milioni di persone. Ma oggi in palio c’è la Luna. Forse le facce lì dietro sedute sul divano, raccolte attorno a un tavolo, riunite in un bar saranno anche un miliardo. 

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Gianni Attilini, giovane collaboratore di Radio Cagliari, approda alla Rai nel 1954. Condivide la sua appassionante avventura professionale con Tito Stagno, insieme raccontano il fermento della ricostruzione, il boom economico, l’allunaggio e le tragiche giornate del rapimento di Aldo Moro. Inventano soluzioni creative per la mancanza di repertorio, suppliscono a piccoli e grandi problemi tecnici, dosano emozione e informazione con consapevolezza dell’importanza della televisione nella vita delle famiglie italiane. E lasciano tasselli fondamentali nella memoria collettiva di un Paese.

Graphofeel edizioni ci invita a condividere le nostre sensazioni per il #moonday #luna50

Io non c’ero, ma ho rivissuto negli anni le meravigliose immagini della diretta RAI di Tito Stagno ed è stata una grande emozione vivere il dietro le quinte di quel momento così leggendario tra le pagine di questo libro meraviglioso. Non vi nego che spesso ho pensato a un grande bluff americano, ma al diavolo tutto, è stata l’impresa umana più potente del ‘900 e la Luna resterà per sempre il nostro sogno magico da terrestri.

Trovate il libro qui: Quelli di via Teulada

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Minuetto per chitarra

Alla specie umana è data la più alta consapevolezza di ciò che accade, e con essa grandi tormenti e un inutile sforzo. Consapevolezza, conoscenza, sapere, discernimento.
Vedere, sentire, toccare, annusare, assaggiare, percepire, pensare.

Due tempi storici, due narrazioni si intrecciano in questo splendido romanzo. Gli anni della guerriglia slovena contro l’occupante tedesco, la resistenza in montagna, la disparità delle forze e degli armamenti in campo, il terribile 1941 che vede la frammentazione della Jugoslavia. E a controcanto una vacanza negli anni ’70 in Spagna, dove Berk, lo sfrontato e inquieto partigiano che narra in prima persona, incontra Joseph Bitter, il nemico tedesco di un tempo che aveva combattuto anche in Slovenia. Un racconto complesso e mai consolatorio sulla guerra, due personaggi principali, quello del partigiano senza macchia e del nemico senza cuore, che escono dagli stereotipi. Accostato a classici americani come Addio alle armi e Comma 22Minuetto per chitarra ci offre la possibilità di capire meglio la storia recente di genti a noi geograficamente vicine.

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Con uno sforzo gigantesco l’essere umano grazie al suo sapere e alla sua immaginazione si apre un varco evadendo dal proprio ristretto ambiente verso tutto quello che esiste. Che esiste sulla terra. E si espande verso tutto – quello che esiste in tutti i tempi e in tutto lo spazio dell’universo. Poi, da un momento all’altro, deve tornare all’hic et nunc. Al proprio habitat, pieno di pericoli. E di nuovo dileguarsi nell’aria, nell’acqua, nei labirinti della terra. Nella lava dei vulcani. Nelle costellazioni. Probabilmente ti passa proprio questo per la testa quando ti mettono al muro, per fucilarti. Forse allora in una frazione di secondo senti e conosci tutto quello che è accaduto ovunque, in qualsiasi tempo, inclusi i pensieri, le sensazioni, i passi degli uomini, il fluire della linfa nelle piante, il muoversi dei più piccoli esseri viventi sotto la crosta terrestre, ogni sasso che rotola sul fondo del giallo fiume in piena –e poi, in un lampo, ti trafigge la consapevolezza dell’ambiente attorno a te e della tua sorte in esso. A che cosa serve questo continuo scappare da sé e in sé?

Parlare di questo libro è così semplice e allo stesso tempo estremamente complesso. Un romanzo? Un saggio? Io lo definirei una lettura di formazione, uno di quei libri che pagina dopo pagina mettono in discussione tutto e allo stesso tempo sembrano darti le risposte che cercavi. Forse non facevamo le domande giuste? Di certo siamo davanti a un’opera storica di alto pregio letterario; ogni pagina trasuda di eventi, sensazioni, turbinii reali e interiori. Un classico. Una di quelle letture che segnano pietre miliari nella storia della letteratura ieri, oggi e domani. 

Solo che in guerra l’attenzione non è mai focalizzata esclusivamente in un’unica direzione, è sempre allerta, in qualsiasi momento può accadere l’inatteso; in guerra tutto si srotola secondo un piano sconosciuto, tutto viene deciso altrove, tutto deve essere solo così e in nessun altro modo. La libera volontà continua a funzionare – ma solo per scegliere il modo migliore per portare a termine i compiti assegnati.

Una storia profondamente contemporanea che si snoda lungo due linee di narrazione che si intersecano per offrirci un quadro della guerra e delle sue conseguenze ad ampio raggio senza cadere in cliché preconfezionati, ma regalando al lettore una chiave di lettura più ampia, focalizzata sulla dicotomia di pensiero di due personaggi che hanno da dire e dare tanto.

Una scrittura che non lascia scampo al lettore, lo tira dentro e gli sbatte in faccia tutto, in modo diretto, senza filtri, strattonandolo fino a fargli capire che tutto quello che sta leggendo è reale, che le persone sono reali che deve aprire occhi e coscienza alla vista del reale.

Voland ci permette di scoprire un panorama letterario che è così vicino a noi, ma che spesso non conosciamo.

Link di acquisto: Minuetto per chitarra

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Novità 13Lab editore

Buongiorno circolo,

preparatevi a un fine settimana ricco di contenuti. Iniziamo con la segnalazione delle nuove uscite della casa editrice milanese 13Lab.

PIL. Parole in libertà. Con i sonetti di William Shakespeare. Ediz. italiana e inglese. Con Segnalibro

“Vorrei che tu mi portassi laggiù dove il mare non ha segreti…”

Cos’è la poesia se non “Parole in libertà”? Questa antologia, che comprende anche aforismi del poeta Daniele Amitrano e alcuni sonetti di William Shakespeare, dà voce a quei versi che hanno come unico limite l’infinito. Quell’infinito attraverso il quale l’uomo trova la libertà. Con segnalibro e “poesia sospesa”.

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Le miniere di Falun
Ernst T. A. Hoffmann

Ispirato da una vicenda riportata in alcune cronache svedesi del XVII secolo, E.T.A. Hoffmann scrive il racconto Le miniere di Falun (Die Bergwerke zu Falun) nel dicembre del 1815 e lo pubblica all’interno della raccolta Die Serapions Brüder (I confratelli di Serapione, 1819-1821). Tornato a Göteborg da un lungo viaggio, il giovane marinaio delle Indie orientali Elis Fröbom viene a sapere della morte della madre, ultima superstite della famiglia Fröbom. Rimasto solo e abbandonato al mondo, egli decide di seguire il consiglio di un misterioso anziano minatore: abbandonare per sempre la vita di mare e dirigersi a Falun per dedicarsi al lavoro in miniera. Qui viene accolto dall’imprenditore minerario Pehrson Dahlsjö e da sua figlia Ulla. Per Elis comincia una vita nuova, felice e serena, finché non sarà costretto ad affrontare i propri demoni, le insidie delle spettrali miniere di Falun.

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Jalna

Esce oggi per Fazi Editore la nuova saga familiare che ci appassionerà dopo i Cazalet.

Il cielo color primula si rifletteva laggiù in tono più scuro, nella pozza circondata da tenere foglioline tese a catturare i primi raggi del sole.

Sinossi: Jalna” è il primo romanzo di una saga familiare amatissima che, a partire dagli anni Venti, conquistò generazioni di lettori, con undici milioni di copie vendute e centinaia di edizioni in tutto il mondo. All’epoca della sua prima uscita, la saga di Jalna, ambientata in Canada, era seconda solo a “Via col vento” fra i bestseller. Grazie a quest’opera, l’autrice, paragonabile a Thomas Hardy, ottenne fama internazionale e fu la prima donna a vincere il prestigioso Atlantic Monthly Prize. I Whiteoak, numerosa famiglia di origini inglesi, risiedono a Jalna, grande tenuta nell’Ontario che deve il suo nome alla città indiana dove i due capostipiti, il capitano Philip Whiteoak e la moglie Adeline, si sono conosciuti. Molto tempo è trascorso da quel fatidico primo incontro. Oggi – siamo negli anni Venti – l’indomita Adeline, ormai nonna e vedova, tiene le fila di tutta la famiglia mentre aspetta con ansia di festeggiare il suo centesimo compleanno insieme a figli e nipoti: a partire dal piccolo Wakefield, scaltro come pochi, infallibile nell’escogitare trucchi per non studiare e sgraffignare fette di torta, fino al maggiore, Renny, il capofamiglia, grande seduttore che nasconde un animo sensibile. La vita a Jalna scorre tranquilla, fino a quando due nuore appena acquisite arrivano a scombussolarne gli equilibri: la giovanissima Pheasant, figlia illegittima del vicino, il cui ingresso in famiglia è accolto come un oltraggio, e la deliziosa Alayne, americana in carriera che, al contrario, con la sua grazia ammalierà tutti, specialmente gli uomini di casa…

Tu non hai idea di cosa significhi essere una donna. Nella mia vita di prima credevo che uomini e donne fossero uguali, ma da quando vivo qui mi sembra che noi donne siamo soltanto schiave…siamo schiave della vita che create, delle passioni che suscitate in noi. Oh, non sai cosa significhi essere una donna! Credimi, è qualcosa di orrendo.

Recensione: Questo romanzo è proprio quello che noi lettori aspettavamo, una nuova famiglia da sentire nostra, nuovi personaggi da amare (e odiare, non neghiamolo), nuovi paesaggi di cui inebriarci, ma sopratutto un nuovo stile letterario da cui farci trascinare. Jalna è tutto questo e forse anche di più. C’è così tanto dentro che alla prima lettura sembra di perdersi qualcosa perché troppo coinvolti dalla narrazione degli eventi. Com’è già per i Cazalet, viviamo i luoghi insieme ai protagonisti, sentiamo il vento tra i capelli e i versi degli animali nelle orecchie. Ci indigniamo, innamoriamo, arrabbiamo, ridiamo e piangiamo in un grande flusso di emozioni e sensazioni. Come non amare Adeline, ma sopratutto come uscire sani di mente dalle follie sentimentali degli uomini di casa?!?! Personalmente ho amato tantissimo le descrizioni dei paesaggi, degli scorci, dei contesti che come lettrice ricerco sempre in ogni testo e non ne sono mai sazia.
Se ancora non siete convinti che iniziare questa lettura sia un dovere categorico, seguite il reading oggi su Twitter e sarete inondati di meravigliosa letteratura.

Aveva smesso di piovere. Una brezza leggera aveva disperso le nubi aprendo una breccia nel cielo, uno squarcio azzurro chiaro circondato di nuvole color perla e ametista altissime, torreggianti. Oltre i tronchi bagnati dei pini il primo raggio rosso di sole ardeva come una fiaccola.

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di terra, di mare, di cielo

Leo e Bart vivono a Torino da sempre. Si sono spostati in un bilocale da quando la figlia Sarg è diventata indipendente. È una tranquilla domenica di primavera quando, legato ad un lenzuolo rosso, piove sul loro poggioletto Saro. Perché? Sarà lui stesso a trovare le parole per spiegarlo. Sarg rimarrà così colpita dal suo racconto che, a sua volta, lo condurrà per la città, a passeggiare nella sua vita. Anche Leo e Bart decideranno di uscire per ritrovare qualcosa che non facevano da tempo. Ma la vita riserva sorprese ed imprevisti. Nelle loro vite capita Gian, che costringe Bart e Leo, Sarg e Saro, ma anche Lena, a guardarsi dentro ed affrontare le proprie paure più profonde e nascoste. Fino a trovare un nuovo tempo insieme. Un romanzo che parla di legami, partenze, ritorni a casa, di ritrovare se stessi e il proprio posto nel mondo.

INGREDIENTI
un lenzuolo rosso, Torino, Venezia, un’isola nel mar Mediterraneo, amori diversi, diversi modi di amare, coraggio, follia, sofferenza, foglie, onde, orizzonti, fogli di giornale, desiderio di volare, distanze, vestiti cuciti addosso da altri.

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Alla fine credo di averti amato, di quell’amore che svuota il cuore invece di riempirlo, che si veste di carezze ma indossa un abito sdrucito, credo di averti amato senza concedermelo mai perché sapevo che tu non me lo avresti concesso. 

 

Parlare di questo romanzo mi emoziona molto perché si tratta di un esordio editoriale per una casa editrice, tutta al femminile, che ha un manifesto unico:

Manifesto Biplane Edizioni 

Raccontiamo storie… Storie che siano “food for thoughts”, che facciano pensare, immaginare, viaggiare, scoprire. Pubblichiamo libri “impastati” di vita e nella vita. Che tolgano pesantezza e restituiscano leggerezza, intesa alla Italo Calvino (“Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”).
Cerchiamo voci, storie, stili, punti di vista. Sperimentiamo, anche. Non seguiamo le mode perché pensiamo siano prive di personalità. Noi abbiamo la nostra (anzi: le nostre) e, con il nostro esempio, vogliamo ricordare che ognuno di noi ha la propria. Abbiamo bisogno di persone che liberamente esprimano chi sono e in cosa credono. Solo così il mondo diventa vario, vitale e veritiero. Scegliamo cosa pubblicare solo e unicamente in base ai nostri gusti. I nostri giudizi sono liberi e indipendenti.
Non vogliamo piacere a tutti. Non siamo neanche “di nicchia”. Vogliamo che i nostri libri durino nel tempo (come il materiale sui quali sono stampati) lascino qualcosa (un’emozione, un ricordo, una frase sottolineata, un linguaggio nuovo, un’immagine, una sensazione). I titoli non saranno molti… ma i bagagli con i quali viaggiano sì! Avete spazio?
Investiremo su emergenti: l’obiettivo è che almeno il 50% delle nostre pubblicazioni siano sempre rappresentate da esordienti. Non vediamo l’ora di scovare talenti!

 

In questa storia ci sono tutti gli elementi del romanzo di formazione contemporaneo: imprevisto, riscoperta di sé, viaggi e sentimenti. Ci si ritrova in una grande famiglia di personaggi che piano piano, a volte in modo rocambolesco, trova il suo posto nel puzzle del racconto per portarci a riflettere fino in fondo tra un sorriso e una lacrima, tra una scelta sbagliata e un percorso giusto. Questo libro non è la risposta, ma la ricerca; non è la chiave, ma la strada. Ciascuno può coglierne sfumature personali e percepirne sensi più intimi. Un romanzo di oggi, fatto di quello che siamo adesso, di quello che ci circonda, che c’è e che potrebbe esserci senza moralismi, ma fotografando il reale nella sua verità.

Erano vere le nostre promesse, anche se a volte le promesse non bastano,però ricorda che ci credevamo davvero, che il mondo poteva essere nostro.

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