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La Ragazza Di Piazza Tahrir, Younis Tawfik

Sinossi

“Mia madre mi odiava perché ero nata femmina”: questo pensa Amal. È egiziana e ha solo vent’anni. Nel silenzio della sua camera la ragazza consuma notti di insonnia e sofferenza alla ricerca del coraggio di reagire e di uscire da una “gabbia dorata” che soffoca lei e le altre donne. Fuori soffiano i venti della Primavera araba, siamo nel gennaio 2011. Amal scappa e va in piazza a gridare anche lei: “Il popolo vuole abbattere il regime!”. Ha tanti amici che sono scesi nelle strade. Molti li ha conosciuti nei mesi di preparazione alla rivolta su facebook e sugli altri social network. E dal venerdì della rabbia si sviluppa un’escalation che porterà alla fine del regime di Mubarak. La ragazza di Piazza Tahrir è il racconto in prima persona di quelle giornate formidabili di lotta, di speranza, di paura e della voglia di cambiare di tutto il popolo egiziano. Amal è una ragazza come tante altre, porta il velo e non ha la stoffa dell’eroina, ma lotta per ottenere sia la libertà per se stessa dentro la sua gabbia dorata sia la libertà per tutto il suo popolo. In piazza incontrerà l’amore e la morte e nel corso di quelle straordinarie settimane capirà molte cose del suo passato e della sua famiglia, in cui si annidano silenzi e segreti che fanno ancora male.

Recensione

“Le donne hanno sempre torto. Io ero colpevole, perché non avevo saputo proteggere la mia virtù, perché ero uscita a giocare fuori casa e perché non sapevo recitare a memoria alcuni versetti del Corano che proteggono le bambine”.

Attraverso gli occhi di Amal, in queste pagine percorriamo la rivolta in Egitto, nelle lunghe giornate di lotta di un popolo umiliato e sottomesso da trent’anni.


Amal, non è un’eroina, ma insieme a tanti amici conosciuti su Facebook marcia in piazza per urlare la sua rabbia, taciuta per molto tempo, contro un sistema fatto di soprusi.

Un libro che mi ha turbata e ogni parola mi ha rimpicciolita. Sì, questa è una storia che urla libertà, ma sono parole che comunicano sofferenza e terrore.
Amal è una ragazza con tanti sogni da realizzare, e nonostante le vessazioni familiari riusce a trasformare la sua paura in forza.

“Mia madre mi odiava perché ero nata femmina”.

L’affetto inesistente di sua madre, dovuto a una condizione delle donne molto diversa da quella occidentale, mi ha permesso di vivere un rapporto più intimo con la protagonista. In queste pagine viene delineata una figura femminile che respira e vive solo grazie all’uomo, perché senza di lui “non conta nulla”.


Un racconto, in cui emerge una donna sottomessa dalla virilità e un popolo soffocato da un regime corrotto, che gli evita la libertà di espressione, non da importanza ai diritti umani e blocca anche ogni sistemi di comunicazione.

“Il popolo vale meno di una pallottola”

Ma questa profonda ingiustizia fa prevalere la forza immensa dei manifestanti, pronti a sacrificare la propria vita per abbattere il muro dell’omertà e della paura.
Nonostante le emozioni spesso sono soffocate dalla rigidità della madre, la quale confidava nella preghiera per la salvezza e la purificazione. Amal riesce a costruirsi una forza e un coraggio da combattente.

“Per lei il male si nascondeva tra le gonne delle ragazze, sotto i loro reggiseni e le calze di nylon, nella trama del tessuto dei vestiti, nei tacchi alti delle scarpe, nei capelli sciolti e persino nel trucco”.

La vividezza dei dettagli nella descrizione dello svolgimento della manifestazione, in piazza Tahrir, è sconvolgente. Carri armati, cecchini, sbarramenti dei militari, filo spinato che limita l’accesso alla piazza fanno provare il loro stesso terrore. Ma la paura non ferma Amal che insieme alla sua amica e ad altre donne urlano contro Mubarak :” Irhal, vattene”.
Una lotta che non le risparmierà nulla, vivrà contemporaneamente l’euforia della politica, ma subirà sulla propria pelle il dolore delle pietre. Siamo difronte a delle leader che trascinano la folla, a rivendicare la propria identità personale senza rinnegare le proprie radici.

“Perché il male non sta nei nostri corpi ma nel dolore che infliggiamo agli altri che ci è inflitto dagli altri per ricavare potere e dominare”. E le parole scritte di protesta scambiate sul social prendono vita in piazza pronti a dare una svolta radicale al loro Paese. Giovani manifestanti nei quali scorre nelle vene il vero significato di patria, fieri di appartenere alla loro terra e pronti a dare la vita per cambiarla. Tutti pronti a svegliare una nazione oramai assopita da troppo tempo, e maltrattata dall’arroganza di un regime corrotto. “

Sono pagine in cui la sofferenza della protagonista è placata dall’amore paterno. Che conforta con voce rassicurante, e sostiene sua figlia a continuare la sua battaglia contro un regime che umilia il suo popolo. L’intimità tra i due è racconta con delicata tenerezza, che riscalda l’anima. È un momento particolarmente emozionante sia per Amal, che per il lettore. Quel dolore morale e fisico che la madre le ha inflitto viene stemperato da questo rapporto speciale, di questo padre che ha il potere di sostenere sua figlia in questa voglia di giustizia.

“ […] le nostre giovani età si stanno bruciando come rami secchi nella foresta dell’ingiustizia, si stanno consumando inutilmente in questa grande prigione chiamata patria”.

Buona Lettura 📚