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Simposio letterario: Bertrand Russell

Amici del circolo,
oggi simposio letterario davvero speciale per me ed Elisabetta perché non vi parleremo solo di un filosofo, ma di uno studioso a tutto tondo, un uomo che, non solo ci ha regalato una brillante e unica lettura del reale, ma ci ha fatto viaggiare mirabilmente nella storia della filosofia: Bertrand Russell.


Potremmo ribattezzarlo il Piero Angela della filosofia per la sua grande attività divulgativa.
Esistenzialista, empirista, catalogare il suo pensiero non è immediato perché ha percorso un processo di evoluzione e messa in discussione nel tempo. Puntando l’accento sul tema della conoscenza, troviamo come elementi fondamentali per l’interpretazione del reale: la conoscenza  diretta per esperienza e la conoscenza per descrizione (che si riferisce alle cose “catalogate” dalla nostra mente). Non possiamo però prescindere dalla scienza, dalla logica e dalla matematica per l’identificazione di tutto quello che ci circonda e su questi temi Russell ha lasciato pagine e pagine di grande peso storico. Premio Nobel per la letteratura nel 1950, ci ha lasciato anche un libro in cui indaga il tema più caro alla filosofia: la ricerca della felicità.
«Oso sperare che qualcuno, in mezzo alla moltitudine di uomini e di donne che soffrono di infelicità senza goderne, possa trovare qui diagnosticato il suo caso e, in pari tempo, qualche suggerimento sul metodo da seguire per guarirne. È nella convinzione che, mediante sforzi ben indirizzati, molti infelici possano liberarsi della loro infelicità e diventare felici, che ho scritto questo libro.»

Vi lascio all’approfondimento tematico di Elisabetta.

La scienza secondo Bertrand Russell.

L’eclettico e pacifista Bertrand Russell (1872-1970) ha molto da insegnarci.

Filosofo, logico, matematico e attivista ha sempre sostenuto il connubio tra scienza e filosofia, mettendo al primo posto l’importanza della libertà di indagine contro l’oppressione generata dai dogmatismi di stampo teologico o politico.

Non nascondendo mai il suo disappunto contro le ingiustizie e gli avvenimenti nefasti della guerra, si è sempre battuto contro i soprusi del capitalismo e le conseguenze morali legate all’uso delle armi nucleari.

Malgrado le critiche a lui mosse sul suo manifestato ateismo, ha  sempre espresso le sue opinioni anche su questioni etiche ribadendo con fervore che la morale non è mai stato esclusivo appannaggio della teologia ma è di tutti gli individui dotati di ragione.

Nonostante la mole di scritti su diversi argomenti, il conflitto tra scienza e religione rimane tra i più interessanti e di attualità; con il suo saggio appunto “Scienza e religione”; (1935,Casa Editrice TEA), si propone di delineare le evidenti differenze: dalla cristallizzazione dogmatica che finisce per generare pratiche di stampo totalitario delle religioni istituzionalizzate per passare alla prudente fallibilità della scienza, che non pretende di conoscere l’intera verità delle cose e che per progredire necessita di libertà di indagine e di discussione.

Dice:” La diffusione della concezione scientifica, opposta a quella teologica, ha contribuito indiscutibilmente alla felicità.” ; Sebbene abbia scritto questo testo in un periodo molto diverso dal nostro, il dibattito è tuttora aperto; anche se, bisogna ammetterlo, la sua visione ideale delle scienze non rispecchia molto quello che sono diventate oggi. Probabilmente Russell, al tempo, si era illuso che la secolarizzazione avrebbe portato a un ridimensionamento delle influenze ecclesiastiche per favorire una società basata su un’ etica politica più fluida che garantisse più protezione ai liberi pensatori,ma da questo punto di vista siamo  ancora molto lontani. Il dogmatismo ha  preso il sopravvento anche nei metodi scientifici il più delle volte e i social hanno messo in crisi il settore promuovendo le improvvisazioni individuali a discapito delle professionalità, questo Russell non poteva certo prevederlo… detto questo, il testo analizza dettagliatamente gli aspetti più ossessivi dell’assolutismo che inevitabilmente ha sulle coscienze piuttosto che la conclamata rivalità fra i due campi; la conclusione insegna che il rigore filosofico dovrebbe far capire che ogni forma di dispotismo svanisce quando si applica nel migliore dei modi l’analisi logica. Per questi motivi rimane costantemente una pietra miliare della filosofia empirica.