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Applaudire con i piedi 2, di Anna Rollando

Sinossi
Applaudire con i piedi 2 si propone di rispondere a questa domanda raccontando l’affascinate e impervia “arte delle note”: come si studia, come si insegna, come si compone, come si ascolta. E ancora: la musica come libertà in tempo di oppressione, (anche nei Lager c’erano le orchestre), le storie e i retroscena delle opere più belle, gli strumenti classici e quelli più stravaganti, il pacifico confronto scontro tra musica classica e musica pop.
Dalla penna vivace e competente di una musicista di razza una nuova occasione per scoprire un mondo ancora poco conosciuto, per imparare ad amare ed ascoltare senza preconcetti quella che de Lamartine definiva “la letteratura del cuore”.

Recensione

In questo libro continuiamo il viaggio nella musica classica, intrapreso in Applaudire con i piedi 1, attraverso l’esperienza da musicista dell’autrice. Mentre nel primo libro ci ha fatto comprendere quanto quest’arte sia ancora poco conosciuta e proprio per questo ci sembra difficile da ascoltare. Nel secondo ci parla del lavoro del musicista. SÌ, un lavoro spesso sottovalutato o meglio non ritenuto tale.

La professione del musicista non riscontra molta stima o credibilità, tanto da essere invitati a eventi solo “a fare un po’ di musica” per farsi pubblicità o per diletto.Questa triste visione rivela quanto poca considerazione abbiano i musicisti e che si esaurisce nella sola esibizione di un brano. In questi giorni è uscito un articolo che riguarda l’orchestra italiana al festival di Sanremo. In esso si evince quanto detto dall’autrice; lavorano dalle 8 alle 10 ore al giorno e le retribuzioni economiche sono assurde, tenendo presente la professione e la formazione che hanno alle spalle.

I musicisti vivono giorno per giorno, poiché non hanno un ruolo stabile sia in una orchestra che nella scuola come insegnanti.
Con amarezza, Anna Rollando sottolinea quanto questa categoria sia bistrattata sia da alcuni (tanti) organizzatori di eventi, che nell’ambito scolastico.

L’insegnamento della musica è una materia che non ha un’adeguata valorizzazione. Nel nostro Paese non fa cultura, si insegna nei tre anni delle scuole medie, spesso relegata all’ultima ora di un giorno qualunque. In un paese come il nostro che possiede il 70% del patrimonio artistico mondiale, non si da consistenza ad artisti di spessore conosciuti e apprezzati in tutto il mondo. Purtroppo, in Italia, rispetto ad altri paesi, lo studio della “storia della musica” non assume la stessa considerazione. Manca un percorso serio e adeguato che va dalla scuola primaria alle superiori. Sarebbe bello avvicinare all’universo musicale i bambini sin dall’asilo, rapportandoli ai vari strumenti musicali. Basta col solito flauto dolce, oramai è preistorico! E poi continuare con strategie interessanti che li sensibilizzi alla musica con passione, tanto da diventare un immenso tesoro culturale.

“Senza lo studio della storia della musica, come senza lo studio della storia dell’arte allo studente italiano, di qualsiasi indirizzo e/o settore possibili, non vengono trasmessi codici fondamentali e precipui del proprio patrimonio storico e culturale, informazioni di base senza le quali viene completamente a mancare l’identificazione con la cultura specifica, la propria, che non a caso viene studiata in tutto il mondo e sulla quale si versano e si continueranno a versare fiumi d’inchiostro”.

Così facendo si eviterebbe di penalizzare i giovani, privandoli del piacere di andare in teatro a guardare l’opera. Il valore della musica è immenso e guidare da piccoli ai diversi linguaggi, spiegando i grandi capolavori, gli aiuterebbe a formare il proprio gusto su basi concrete.

Basta con i luoghi comuni, la musica è un lavoro! Per arrivare a elevati livelli bisogna possedere una conoscenza approfondita della materia, e studiare continuamente “per mantenere il controllo e la padronanza dello strumento”.
Uno strumento potente che gratifica l’orchestra sono gli applausi. Essi sono il linguaggio del pubblico, attraverso il quale manifesta il proprio apprezzamento alla performance.

Per i musicisti sono fondamentali, e a fine concerto anche loro applaudono tutti insieme con i piedi battendoli sulle asse del palcoscenico. Mentre per complimentarsi per l’assolo di un collega “applaudono in segreto”, strofinando i piedi sul pavimento.

Sono tante le curiosità raccontate, riportarle tutte vi toglierebbe il gusto di leggerlo. Ma mi piace concludere dicendo che non è mai troppo tardi per imparare a studiare uno strumento. Infatti, anche da adulti è possibile farlo. Ovviamente le mani non avranno l’elasticità dei ragazzini, la mente sarà un po’ più lenta a codificare le informazioni, ma dato che non imparerete per diventare professionisti, le abilità che acquisterete e le conoscenze vi stupiranno e vi renderanno felici. Soprattutto quando queste lezioni sono delle sfide personali che si trasformano in gioia di vivere.

“La musica è un indispensabile mezzo di formazione umana, una disciplina che sviluppa capacità diverse, dalla memoria alla sensibilità ritmica, dalla disciplina nello studio al modo di comportarsi con gli altri […] “

Il potere della musica è così grande “da rendere possibile sopportare le più terribili ore della propria esistenza”. Infatti, anche in luoghi terribili come i lager, il suo suono e stato più alto di uno sfilo spinato.

Buona Lettura 📚