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Simposio letterario: Simone de Beauvoir

Ciao amici del circolo,
oggi per il simposio letterario, io ed Elisabetta, vi parleremo del pensiero di Simone de Beauvoir.
Non vi nego che sono molto emozionata all’idea di dedicare questo spazio ad una donna tanto eccezionale, una di quelle che lasciano il segno per sempre. Con lei facciamo un salto filosofico nell’esistenzialismo di Sartre, ma andiamo oltre: la ricerca delle risposte alle nostre domande non può partire da concetti a priori, da se stessi per se stessi, ma si muove nelle diverse situazioni, in relazione con gli altri.
Il concetto di morale viene quindi capovolto: non una definizione data e finita , ma relativa alle situazioni e giustificata ( la singolarità si inscrive solo nell’universalità).
Cosa significa tutto questo?
Simone ci dice che noi abbiamo libertà di scelta, ma questo non vuol dire che le nostre azioni debbano essere sconsiderate, egoiste e prive di senso, tutt’altro. Allora come facciamo a barcamenarci? Questo è il punto. Abbiamo bisogno di metodi non di regole fisse. Come però acquisirli? Ecco la rivoluzione tutta sua: con la letteratura si possono prefigurare situazioni, creare personaggi che riflettano sulle loro sorti e operino delle scelte, individuare conseguenze, riflettere. Da qui il peso forte e determinante che riveste “il secondo sesso” un libro-guida per molte donne nel mondo in cui ritroviamo tutto il pensiero della filosofa e scrittrice al servizio della relazione uomo-donna e del ruolo sociale delle donne.
Simone ha utilizzato la forma letteraria per raccontare se stessa, fortificare metodi e cercare risposte, cementificare attraverso la sua esperienza diretta una visione del reale precisa e rivoluzionaria.

«Fino ad allora mi ero preoccupata di arricchire la mia vita personale e d’imparare a tradurla in parole; a poco a poco avevo rinunciato al quasi solipsismo, all’illusoria sovranità dei miei vent’anni; avevo acquistato il senso dell’esistenza altrui; ma la cosa che più contava per me erano i miei rapporti personali con gli individui presi uno a uno, e desideravo aspramente la felicità».

Vi lascio adesso alla nostra Elisabetta Barberio che saprà condurvi per mano nel pensiero filosofico più puro della nostra Simone.

Il secondo sesso: il genio femminile zittito dalla Storia.

Prima di parlare di Simone de Beauvoir ( 1908-1986) e consigliarne la lettura, penso sia giusto descrivere il periodo storico in cui lei visse e che certamente la portò a scrivere il libro che ormai è diventato uno dei manifesti del femminismo, anche contemporaneo.
Il 1900 fu caratterizzato da un doppio paradosso, storico e teorico. Dopo i totalitarismi e gli orrori del nazifascismo ci fu una grande diffusione sul piano istituzionale di principi ugualitari: dichiarazioni dei diritti dell’uomo, della donna, della tolleranza religiosa; l’estendersi del suffragio universale; l’aumento dei regimi democratici rispetto a quelli autoritari, fino alla abrogazione definitiva della schiavitù.
Eppure, allo stesso tempo, all’ombra di queste forme e concetti universali, crescevano le intolleranze, le discriminazioni e le sperequazioni sociali.
Dal punto di vista filosofico questo portò a un proliferare di critiche ed analisi (che abbracciavano anche sociologia e antropologia) del concetto di uguaglianza.
La riflessione e la denuncia sulla condizione femminile diventò un vero e proprio movimento a partire dalla metà dell’ottocento. Un movimento variegato, plurimo, spesso lacerato da conflitti intestini ma che nasceva da problemi precisi: lo sfruttamento del lavoro femminile, l’isolamento della donna borghese in ambito famigliare, il lento e parziale ingresso nel mondo della politica e delle professioni.
Un disagio che toccava vari ambiti in un sistema sociale capitalistico.
Ed è in questo clima frenetico e conflittuale che nel 1949, la filosofa francese, scrisse “Il secondo sesso” (Edizione Il Saggiatore), un tomo di 763 pagine, che si muoveva nel contesto della filosofia esistenzialista e dove esplorava la condizione e l’immagine della donna ( dal significato archetipico alla politica), partendo dal presupposto aristotelico in cui l’umanità era identificata con la mascolinità.
L’essere umano, una volta venuto al mondo, è costretto alla libertà; ha la responsabilità di scegliere tra una vita attiva, dove può cambiare il suo destino, o passiva, che tende alla mimetizzazione e al confondersi nella moltitudine; questa dicotomia fu letale per i rapporti tra i generi: il dominio attivo maschile sulla intrinseca subalternità femminile.
Simone De Beauvoir era certa che le donne venivano costantemente giudicate uguali agli uomini solo nella misura in cui gli assomigliavano (non è tutt’ora così?!) , un malcostume sbagliato che non teneva conto delle diversità biologiche e non riconosceva nel termine femminile un mero costrutto sociale. Una etichetta che evidentemente era suscettibile ai cambiamenti e interpretazioni e che dava la possibilità di intendere molti modi di essere donna e, di conseguenza, scegliere come essere sul piano esistenziale.
Ed è per questo che “Il secondo sesso” non risente del tempo e andrebbe letto con molta attenzione, non solo perché il divario è ancora presente ma perché si pone come appello verso le donne; perché la vera emancipazione non può avvenire se non è la donna in primis ad uscire da certi schemi a cui è stata abituata. Deve essere lei a disarticolare e scardinare il dogma che la identifica con l’altro da Sè ( o Io, che in termini filosofici sono visti come maschili) e comprendere che non è l’altra parte di una coppia binaria ma è la componente fondamentale di una unità (uomo e donna) che altrimenti non esiterebbe. Questa connessione indissolubile, se compresa appieno, fa cadere inevitabilmente qualsiasi dominio o distinzione ideologica sessuale.
Purtroppo bisogna riconoscere che,in qualche modo, è proprio la donna che ha scelto di soccombere a certi preconcetti; la femmina ha accettato di essere appunto, donna:
” Donna non si nasce, si diventa.”
Non tutto è perduto, siamo ancora in tempo per cambiare.