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Il volo dei cuori sospesi, di Elvia Grazi

Sinossi
Le gemelle Ariele e Rebecca, di origine ebraica, non potrebbero essere più diverse. La prima, occhi così limpidi che ci si può vedere attraverso, è timida e schiva; la seconda, penetranti occhi verdi, è una ribelle pronta a sfidare tutto e tutti pur di non subire la vita. Ma Ariele possiede un talento che Rebecca non ha: fa sogni premonitori. Una fortuna e una condanna, perché spesso le cose che vede accadono senza che lei possa impedirlo. A nulla, infatti, servono quei sogni quando l’odio nazista si riversa sul paese in cui hanno trovato riparo. Così, la loro madre Giuditta si trova costretta a prendere una decisione cui nessuno dovrebbe essere chiamato: può salvare solo una delle figlie. E sceglie di salvare Ariele, affidandola alle cure di un’amica, e di portare con sé ad Auschwitz Rebecca, convinta che il suo carattere forte potrà salvarla. Una decisione che lascia un segno indelebile nella storia di tutta la famiglia. Negli anni a venire, Rebecca, che sopravvive all’orrore dei campi, chiude il suo cuore al mondo e decide che a nessuno sarà più permesso di calpestarlo. Al contrario, Ariele cerca di non sprecare l’occasione che le è stata offerta. Accoglie l’amore che le viene dato e se ne fa portavoce nella vita di tutti giorni. Senza mai tirarsi indietro. Anche quando Rebecca, con la quale non è più riuscita a ricostruire un rapporto, bussa alla sua porta e le chiede di occuparsi di una figlia, la sua, che non riesce nemmeno ad abbracciare, una bimba cui ha voluto dare un nome che racconta tutta una storia: Catena. Talvolta i ricordi sono come sassi che possono trascinarci a fondo, bloccando in un freddo, sincopato respiro gli ingranaggi del cuore.

Recensione

Questa storia ha avuto il potere di trasformare le parole in voci e visi, permettendomi di vivere in prima persona l’orrore e la violenza della guerra. È un libro che non ti lascia affatto indifferente. Ogni pagina descrive con passione e trasporto le emozione dei protagonisti suggestionandoci con la loro storia e il loro coraggio.

Ambientato nel periodo del secondo conflitto mondiale, l’autrice racconta dettagliatamente, la crudeltà nazista prima e dopo i rastrellamenti. Avvenimenti che ci fanno provare un senso di impotenza, ma allo stesso tempo rabbia chiedendoci come e perché tutto questo sia stato possibile.

Un epoca storica di orrori che ha generato uno dei più orribili misfatti dell’umanità, nella quale sono state vittime Ariel, Rebecca e la loro madre Giuditta.

“Le disgrazie capitano sempre a chi è in grado di sopportarle”.

Dopo la morte del marito, Giuditta si rimbocca le maniche per aiutare le sue figlie; ma a causa delle leggi razziali, gli ebrei sono espulsi dai lavori pubblici, pertanto quel lavoro da bidella, che aveva trovato, le viene tolto. Non si perde d’animo e cerca si sostenere le sue figlie affrontando lavori umili, e a volte anche rubando.

“L’onestà era un lusso che non poteva permettersi”.

Rebecca e Ariel sono gemelle: “uguali come ciliegie nate dallo stesso albero e legate dallo stesso picciolo. Stessa altezza, corporatura, capelli biondi lunghi e lisci. Però diverse come la notte e il giorno”.

Rebecca è una ragazzina estroversa, nonostante non possa frequentare la scuola legge molti libri. Perché vuole dimostrare, a chi ha dei pregiudizi nei confronti degli ebrei, che anche lei ha un cervello.

“Nessuno riuscirà a farmi sentire inferiore. Chi ha bisogno di piegarti come un miserabile non è un grande, ma un grande vigliacco“.

Ariel, è molto timida ma ha il dono di sognare il futuro, immagini reali che poi si avverano. Approfittando di questa situazione Giuditta la utilizza per sopravvivere, diventando una “stria”. Una piccola svolta per queste donne, ma anche per la gente. La quale, stanca di sentir parlare di miseria, si “affida” alla strega per ascoltare, se nella loro vita ci sarebbe stata una svolta. Essendo una grande osservatrice sa come gestire le loro confidenze, tanto da trarne degli ottimi consigli. Giuditta è una donna che si aggrappa alla vita “combattendo l’ignoranza con l’ignoranza”.

Sono tempi molto duri che comportano delle scelte, spesso di grande coraggio, e quella che prende Giuditta, sola una madre può capirla. La sua risolutezza nel compiere quel gesto è soffocante, ti fa mancare il respiro, bisogna prendere fiato solo chiudendo per un po’ la lettura. Perché poi il seguito è devastante! Sono pagine in cui riusciamo a comprendere quanta cattiveria sia stata versata su questa gente: trattata come bestie senza dignità e pudore, bambini separati dalle proprie madri così in fretta da dimenticare l’ultima stretta di mano.

Pagine in cui si alterna l’umanità degli affetti e la disumanità dei nazisti, bestie dalle sembianze umane. Nonostante tutto, tra le righe compare la frase: “pare io sia stata fortunata”, questo solo perché, Rebecca, non è stata gassata come gli altri. Ma prigioniera di mani e sguardi che l’hanno costretta a diventare sempre più forte per vivere solo per vendicarsi.

La mente umana è talmente diabolica da devastare i suoi simili. Creando anime allo sbando che nel cuore hanno solo il deserto. Le quali trovano rifugio scappando, perché sono in lotta con le emozioni tanto da non voler abbandonarsi all’amore.

“Teniamo il cuore sotto chiave. Lo facciamo per mettere al sicuro le emozioni. Togliamo loro la luce e l’aria e poi ci meraviglia o se muoiono. Per paura ci chiudiamo in un cantuccio, e così ci neghiamo la libertà di vivere e sbagliare”.

L’orrore di Auschwitz, ha lasciato delle cicatrici talmente profonde da risultare difficile trovare un po’ di normalità nella vita quotidiana. Perché dopo aver visto l’inferno non è facile voltare pagina e ricominciare con serenità, ed è quello che succede a Rebecca. Il nazismo le ha soffocato ogni sogno, le ha tolto la famiglia, trasformandosi in un albero senza radici. Solo la rabbia è riuscita a mantenerla viva.

Leggere questo libro è stato come essere schiaffeggiati da un vento gelido e non riuscire a trovare nessun riparo, perché le malvagità della guerra lascia solo inquietudine. La dittatura è un crimine che semina solo morte e dolore, parlandone si spera che sia d’insegnamento affinché tali crudeltà non avvengano mai più.

Buona Lettura 📚