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Simposio Letterario 3: Socrate

Buongiorno amici del Circolo,
oggi per la rubrica “Simposio Letterario” dedicata al mondo della filosofia, Io ed Elisabetta Barberio vi parleremo del Maestro per eccellenza della filosofia greca: Socrate.  Quando si parla di Socrate subito tre elementi vengono in mente: l’espressione “So di non sapere” , il fatto che del suo pensiero non ci siano opere scritte ( saranno infatti Platone e altri personaggi del suo tempo a tramandare i suoi dettami) e la sua morte avvenuta per condanna ad avvelenamento da cicuta.

41VIqgAfV1L<<O miei concittadini di Atene, io vi sono obbligato e vi amo; ma obbedirò piuttosto al Dio che a voi; e finché io abbia respiro, e finché io ne sia capace, non cesserò mai di filosofare e di esortarvi e ammonirvi, chiunque io incontri di voi e sempre, e parlandogli al mio solito modo, così: “O tu che sei il migliore degli uomini, tu che sei Ateniese, cittadino della più grande città e più rinomata per sapienza e potenza, non ti vergogni tu a darti pensiero delle ricchezze per ammassarne quante più puoi, e della fama e degli onori; e invece della intelligenza e della verità e della tua anima, perché ella diventi quanto è possibile ottima, non ti dai affatto né pensiero né cura?”. E se taluno di voi dirà che non è vero, e sosterrà che se ne prende cura, io non lo lascerò andare senz’altro, né me ne andrò io, ma sì lo interrogherò, lo studierò, lo confuterò; e se mi paia che egli non possegga virtù ma solo dica di possederla, io lo svergognerò dimostrandogli che le cose di maggior pregio egli tiene a vile e tiene in pregio le cose vili. E questo io lo farò a chiunque mi capiti, a giovani e a vecchi, a forestieri e a cittadini; e più ai cittadini, a voi, dico, che mi siete più strettamente congiunti. Ché questo, voi lo sapete bene, è l’ordine del Dio,; e io sono persuaso che non ci sia per voi maggior bene nella città di questa mia obbedienza al Dio. Né altro in verità io faccio con questo mio andare attorno se non persuadere voi, e giovani e vecchi, che non del corpo dovete aver cura né delle ricchezze né di alcun’altra cosa prima e più che dell’anima, così che ella diventi ottima e virtuosissima; e che non dalle ricchezze nasce virtù, ma dalla virtù nascono ricchezze e tutte le altre cose che sono beni per gli uomini, così ai cittadini singolarmente come allo Stato.>>  Platone, Apologia di Socrate

FB_IMG_1574704988920Alla base della filosofia socratica c’e’ un importante assunto: lo scopo del filosofo risiede nell’educazione dell’uomo, dell’anima (sede della ragione), senza perdersi in discorsi affabulatori, ma in modo razionale, diretto, preciso, breve e comprensibile.
Il dialogo, ecco l’elemento chiave, interazione volta al raggiungimento della verità’, ma non attraverso un processo informazione-apprendimento, ma con un percorso di accompagnamento dell’interlocutore, che deve autonomamente arrivare alle risposte.
Il “so di non sapere” risiede proprio in questo: non dare risposte, ma lasciare intendere all’altro di non conoscere la verità’ per condurlo a esprimersi liberamente; da qui poi attraverso l’ironia e la confutazione far capire quali siano gli intoppi del ragionamento, gli elementi che non conducono alla logica della visione del reale, per poi raggiungere il momento maieutico, il parto di una nuova consapevolezza, di nuovi principi etici, non lontani da se stessi, ma invece interiorizzati e acquisiti partendo da se stessi. Lo scopo ultimo dell’etica socratica lo ritroviamo proprio in questo: agire con consapevolezza secondo ragione.
Una lezione di vita e di relazione umana che dovremmo tutti interiorizzare: se conosciamo il bene faremo il bene, sarebbe impossibile per la ragione-anima fare il male. Essere virtuosi significa agire sulla base della ragione, ma non pensiamo al concetto di ragione socratico come a qualcosa di freddo e asettico, quello che il Maestro vuole portarci a comprendere e’ che dobbiamo essere noi stessi, sempre, con tutte le nostre passioni, la cosa importante e’ fare in modo di non eccedere, di raggiungere un’armonia di pensieri, azioni, comportamenti secondo ragione.

Isabella D’Amore

APOLOGIA DEL NON SAPERE

Di Socrate (479/469 a.C.-399 a.C.) si sa poco, o meglio, quello che sappiamo ci è stato riportato da altri filosofi che lo hanno ritratto, con le sue gloriose gesta, come il sommo sapiente per eccellenza. La fonte più autorevole è certamente Platone (427a.C.-347 a.C.) , allievo e forse amante (chissà?!) , che lo rese protagonista dei suoi celebri dialoghi, descrivendo la magnificenza del suo pensiero e consacrandolo alla meritata eternità. Anche se scritto di suo pugno non abbiamo niente , la sua presenza nell’antichità fu indubbiamente pervasiva.

Due sono i cardini del suo pensiero che lo hanno reso un punto di riferimento per i posteri: “So di non sapere“, come indicazione all’uomo per intraprendere una vita dedita alla Ricerca, e quindi degna di essere vissuta, e la sua innovativa valorizzazione dell’interiorità  con la spiegazione nel Protagora (altro dialogo platonico) della ermetica frase “Conosci te stesso“; iscrizione a caratteri cubitali situata all’ingresso del Tempio di Apollo a Delfi. Anche questo un penetrante invito all’uomo di indagare dentro se stesso per scoprire la propria essenza come chiave per accedere alla Conoscenza dell’Universo.

Due concetti all’apparenza banali ma che sottintendono una profondità di contenuto che, ancora oggi, ci è difficile comprenderne appieno il valore. Anzi, l’attitudine dell’ apparire a tutti i costi e la presunzione di verità dei leoni da tastiera nell’era dei social, ci allontana sempre più dagli straordinari doni che il filosofo ci ha lasciato in eredità.

Partendo proprio da questa deriva sociale in cui siamo intrappolati, il mio consiglio letterario è orientato verso un’opera “minore” di Platone che vede Socrate protagonista di un acceso dibattito con altri tre interlocutori sull’ambivalente tema della retorica e del potere.

61cDITAGqoLA parer mio, questo classico filosofico particolarmente aspro dal nome Gorgia (dialogo giovanile del 386 a.C.) offre degli spunti di riflessione estremamente attuali sulla padronanza della persuasione, sulla vacuità della retorica (arte sofista malamente utilizzata dai nostri politici ma, nonostante questo, comunque efficace) e l’enorme potere della parola come ambiguo strumento di assoggettamento sugli altri.

Particolarmente stimolante è il terzo e ultimo dialogo che Socrate fa con Callicle, un giovane ateniese interessato alla politica, che incarna il carattere urbano del popolo, il tumulto di una idea consacrata del più forte sul più debole e la rappresentazione dell’ostilità contro una Sapienza (in questo caso filosofica socratica)  che fugge dalla quotidianità delle città per bisbigliare a pochi privilegiati.

Come in un dejavu, non è difficile trovare una analogia con le ideologie populiste che raccolgono e alimentano gli istinti più feroci e bassi di chi è arrabbiato; questo dovrebbe farci riflette sull’anacronismo di queste controversie che non sono mai scomparse e che ancora ci infervorano.

Socrate sarà sorprendete nella conclusione raccontando un antico mito sull’aldilà e lasciando necessariamente il dibattito aperto… perché diciamocelo: forse è nella nostra natura di uomini l’incapacità di trovare una soluzione.

Elisabetta Barberio