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Non mi piacciono i film di Anna Magnani. Il caso Wilma Montesi, di Mario Pacelli.

Sinossi
Wilma Montesi, così si chiamava una giovane donna che fu trovata morta in riva al mare vicino Roma nel 1953. Sembra una nota di cronaca, invece è il solo fatto certo di una vicenda molto più vasta e complessa che rischiò di mettere in crisi le istituzioni della Repubblica italiana. Mario Pacelli ricostruisce la storia di un complesso intrigo che distrusse carriere politiche, reputazioni, relazioni, e mostrò alla opinione pubblica per la prima volta quell’Italia degli interessi e della prepotenza oggi a noi così nota. Tutto a partire dalla decisione di una bella e semplice ragazza bruna che quel giorno di aprile decise di non andare al cinema…

Recensione

In queste pagine ripercorriamo un evento storico particolare che ha riempito pagine di giornali, oramai ingiallite e sbiadite. L’autore attraverso uno studio accurato e impegnativo ci fa percorrere passo per passo una storia che ha chiamato in causa un carosello di personaggi. Questo libro è un saggio sul caso Wilma Montesi, una giovane donna trovata morta in riva al mare a Torvaianica. Un caso che nell’Italia della “dolce vita” fece scalpore e che ancora oggi appare irrisolto.

Siamo in un periodo storico particolare: quello della ripresa dopo la seconda guerra mondiale. Tutti cercano di lasciarsi alle spalle la misera e rinascere insieme alla nuova forma di Stato, quale la Repubblica.

La ripresa economica è faticosa. L’Italia cerca di trovare un po’ di tranquillità; migliaia di persone lasciano la propria terra per trovare fortuna in nuove città del nord. Infatti, molti meridionali si riversano nei grandi centri abitati come: Torino, Milano. Roma cerca di risollevarsi partendo anche da Cinecittà. Spazzando via quell’alone di tristezza che l’aveva abitata, ospitando senzatetto o truppe alleate, diventa un punto di riferimento per grandi case di produzione cinematografiche, poiché dotata di spazi e stabilimenti che consentivano grandi riprese. Infatti, nel 1954 fu girato il colosso Elena di Troia. Tutto ciò comportava l’ausilio di molte persone, e grazie a questa attività molti trovarono lavoro, tra cui Wilma Montesi.

Da questo nome e dal tragico epilogo che coinvolge questa donna, parte l’inchiesta dell’autore.

Mario Pacelli, ci regala una visione di un periodo storico molto particolare, in cui si rincorreva la bella vita utilizzando ogni mezzo, come la cocaina. La soggettività perde ogni tipo di valore e non ha nessun punto di riferimento, poiché la fama o il desiderio di conquistarla, ubriaca le menti. E in un paese come l’Italia in cui corrotti e corruttori erano locati ovunque, innescando un malessere generale, anche questo mistero non avrà risposte.
La società è “simile a un castello di carta che finisce per crollare a causa della sua stessa fragilità “.

Questa vicenda appare come un arcano colmo di mezze verità, contraddizioni, e di tanti personaggi che conoscevano la Montesi. Una vicenda talmente intricata da avere delle similitudini con il Caso Orlando del 1983.

“Italia, Paese dei misteri: perché?

Il corpo di Wilma Montesi fu ritrovato l’11 aprile del 1953 sulla spiaggia di Torvaianica. Già dalle prime indagine il caso appare strano. Infatti, durante l’autopsia fu proibito prendere visione del corpo per l’identificazione. Un atteggiamento al quanto strano! Ma l’incursione nell’obitorio del giornalista Fabrizio Menghini, porta alla visione di tutti una descrizione accurata del corpo della giovane.

I risultati dell’autopsia affermavano che la donna fosse morta per annegamento. Ma le testimonianza e le dichiarazioni a riguardo erano infarcite di episodi particolare, che facevano supporre che fossero solo supposizioni. E inoltre la tesi che fosse “morta per un pediluvio”, andava in contrasto con l’abbigliamento di quel giorno.

Wilma era una donna apparentemente tranquilla che lavorava come comparsa; ma spesso le comparse erano prese per animare e fare compagnia a uomini potenti, nelle notti romane. I retroscena e i dubbi erano molto forti, e pertanto la conclusione a cui si arrivò, non convinse quasi nessuno. Infatti, un giornalista del Corriere della sera scrisse che in quella passeggiata a Torvaianica, Wilma non era sola. Sulla scia di questo articolo, altri quotidiani affrontarono questa storia, con pareri differenti, alzando un polverone che non poteva più far passare questa morte come un fatto di cronaca. Soprattutto quando le accuse divennero di natura politica, poiché diversi nomi di politici, soprattutto esponenti della Democrazia Cristiana (favorita alle elezioni del maggio del 1953), furono riportati sui giornali.
Gli avvenimenti che susseguono sono allucinanti, ma trovo che nulla sia cambiato nella nostra società, dove dilagava, e continua ancora oggi, la corruzione, e la politica è un organo sempre più instabile. Tutti contro tutti, un gioco per screditarsi a vicenda, una strategia per ottenere seggi in Parlamento.

Pertanto il caso Montesi diventò “un’arma di lotta politica”. Le chiacchiere per le vie di Roma erano tante, e la vicenda rimbalzava da un giornale all’altro.

L’autore ci regala un affresco in bianco e nero di quegli anni, proprio come i vecchi film. Raccontandoci la lenta ripresa ad uscire dalle ristrettezze della guerra, ma essendo gli anni del boom economico, prorompe la voglia di godersi la vita, soprattutto perché si è in una delle città più suggestive del mondo. Essendo gli inizi della “dolce vita”, tra le vie di Roma si gira in Lambretta o Vespa, mentre per chi poteva permetterselo la Fiat aveva lanciato la “Topolino B” decapottabile.

A Cinecittà si cominciavano a girare i primi film e di conseguenza si svolgevano tante feste private, alcune delle quali avevano quel pizzico di frivolezza e scandalo, che piaceva tanto ai giornalisti e ai fotografi. Ma siamo negli anni in cui non mancava il fermento culturale. Infatti, ai bar delle piazze più importanti di Roma si fermavano diversi intellettuali come: Pasolini, Moravia e tanti altri. Un’epoca che non passa inosservata in cui diversi mondi si incontrano e si mescolano e che lasceranno nel nostro patrimonio culturale un’impronta importante, alla quale si farà sempre riferimento.

Buona Lettura 📚