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La Malalegna, di Rosa Ventrella

Sinossi

Teresa e Angelina sono sorelle diverse in tutto: tanto delicata, schiva e silenziosa è Teresa, la voce narrante di questa storia, quanto vitale, curiosa e impertinente è Angelina, la sorella più piccola.

Siamo all’inizio degli anni Quaranta a Copertino, nelle Terre d’Arneo, un’immensa distesa di campi coltivati nel cuore della Puglia. Qui, Teresa e Angelina crescono in una famiglia di braccianti, povera ma allegra e piena di risorse: i nonni sono dei grandi narratori, briganti, lupi e masciare diventano vivi nei loro racconti davanti al camino, mentre la madre Caterina ha ricevuto in sorte una bellezza moresca, fiera, che cattura gli sguardi di tutti gli uomini, compreso quello del barone Personè, il latifondista più potente del paese. “La tua bellezza è una condanna” le dice sempre nonna Assunta. Una bellezza – e una condanna – che sono toccate in eredità ad Angelina…

Recensione

Siamo nella landa macchiosa delle terre dell’Arneo un’immensa distesa nel cuore della Puglia, e precisamente a Copertino. Luoghi che agli inizi degli anni quaranta, oltre ad essere stati devastati dalla guerra erano in mano ai briganti, inducendo i contadini alla miseria più profonda. Ma esausti dalle ostilità e dalla fame occuparono gli immensi latifondo incolti delle famiglie ricche, come i Personè e i Tamborrino. Un atteggiamento sbagliato, tanto da essere perseguitati o addirittura uccisi dagli “sgherri”, se scoperti a trafficare nei raccolti per cercare qualcosa da mangiare. Ma questo non fermò le loro proteste, tanto da far crescere il vento della rivolta. Le donne strette ai loro rosari e gli uomini senza scudi e né lance, condussero una repressione dura e piena di disgrazie, ma nonostante tutto riuscirono ad ottenere un pezzo di terra.

La Malalegna è un romanzo intimo, nel quale le forti emozioni che vivono le sorelle Sozzu, Angelina e Teresa, non ci abbandonano neanche voltando l’ultima pagina. La commozione prende vita tra le strade e le chianche dei vicoli di Copertino dove il sole fa fatica a penetrare, solo verso oriente si insinuava, rimbalzando sulla Torre del Cardo, dove si diceva che fosse seppellito un tesoro. Questo è uno dei racconti che Teresa, la voce narrante del libro, amava ascoltare nella luce tremula del braciere, lì seduta a cerchio insieme alla sua famiglia perché “nonno Armando aveva il dono della narrazione”. Lui rendeva tutto affascinante facendo percepire la presenza degli spiriti dei briganti a distanza di secoli.
Per fortuna c’era la fantasia ad aiutare quelle menti buie, offuscate dai momenti terribili della guerra. Era proprio questo che aiutava i bambini a mantenere vivi i desideri. La guerra era terrificante, tanto da lasciare cicatrici fisiche e mentali indelebile. Ad amplificare la tristezza degli eventi c’erano le strade di Copertino. Nelle quali aleggiava il puzzo di letame, e i cafoni che lavorano avevano fatto dimenticare a chiunque cosa fosse la bellezza.

“Ci si può riprendere da qualsiasi cosa, se la vita ti costringe. La pelle si rigenera, ripara il danno inferto, del dolore non si ha più memoria. Il ricordo più che altro come monito. “

Chissà se il tempo avrebbe concesso loro ancora un po’ di felicità! Ma in un periodo di guerra la solidarietà, soprattutto tra donne era l’unico mezzo per sopravvivere, l’attesa e la speranza che i propri parenti tornassero vivi dal fronte riusciva a fare restare tutti uniti.

“Le vite che si erano interrotte meritavano rispetto, e il solo parlarne insozzava, rendendone più amara la sopportazione”.

L’autrice ci racconta, con energia e sentimento, di donne affrante e con un desiderio di riscossione, che riuscivano ad evadere e a sognare anche attraverso romanzetti rosa e libri. Come Angelina, che desiderava costruirsi una vita lontana anni luce da ciò che realmente le circondava. Lei rifiutava i complimenti degli uomini di paese, reputandoli “murti di fame!”. Bella e consapevole della sua bellezza aspirava a ben altro, tanto che Teresa la vedeva come “un’ombra leggiadra con una gran luce intorno”.

A Teresa, offuscata e intimorita dalla sua bellezza, non le restava che guardare e correre nella distesa campagna, arrivando al vecchio olmo “che si ergeva come guardiano a vegliare “, per trovare conforto.
Amava soffermarsi a scorgere la madre, cogliendo i suoi intimi segreti e la sua fragilità, “voleva sentirsi parte della sua matassa aggrovigliata”. E spesso, Teresa, si chiedeva se avesse nostalgia delle mani del barone sul suo corpo. Ma quel tradimento era stato fatto solo per salvare le sue figlie, attirando su di sé “ lo scuorno”: la vergogna. Caterina diventò così la “puttana del barone”, scatenando tra i vicoli di Copertino le malelingue.

“La maldicenza stava ovunque e inseguiva mia madre che doveva schivarla a ogni passo, camminava […] urtava contro le damigiane di olio fuori da lu trappetu, entrava negli occhi degli asini legati ai carretti, contagiava il venditore di sarde, il panettiere, il fruttarolo […]”.

In queste pagine, si comprende chiaramente quanto le donne cercavano di guardare oltre la distesa della campagna rossa che le circondava. E i libri, le riviste le permettevano di accarezzare quel sogno. Ma purtroppo quei sogni non avevano modo di prendere forma, perché tra le strade del paese l’ambizione spaventava. La “malalegna” scorreva veloce tra i vichi e la bellezza diventava una condanna.

L’immagine, descritta dall’autrice, delle donne riunite nel focolare della cucina, arricchisce la nostra memoria di eventi passati dimenticati o vissuti solo attraverso i racconti dei nostri nonni. E le storie che tessevano erano ricche di aneddoti a proprio piacimento, per alimentare la curiosità. Scaturendo così una sorta di maledizione che prendeva piede senza mai fermarsi, tra le case imbiancate e nelle botteghe. Fango che si riversava “senza squarci di luce”, calpestando la dignità, solo perché le abitudini e i pensieri si scostano dal pensiero comune della gente.

In un periodo storico in cui l’amore non andava detto e i pettegolezzi si divulgavano come giaculatorie di bocca in bocca, le donne unite in una lotta silenziosa fanno battere il cuore e regalano al lettore una storia triste, ma allo stesso tempo vibrante.

Buona Lettura 📚