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Simposio Letterario 2: Kant

Buon pomeriggio circolo,
il secondo appuntamento del nostro Simposio letterario vede protagonista il terrore di ogni studente di filosofia, LUI: Immanuel Kant. Una personalità unica per un pensiero complesso. Il mio filosofo preferito proprio per la sua capacità di indagare l’umanità a tutto tondo. Quando si parla di pensiero kantiano non si può prescindere dalle sue critiche “la critica della ragion pura”, la “critica della ragion pratica” e la “critica del giudizio”; qui troviamo tutti i fondamenti per l’analisi della conoscenza e della morale.
Che cosa posso sapere?
Come avviene il processo di conoscenza?
Riceviamo i dati, li organizziamo e ne diamo una decodifica collocando le informazioni in un dato spazio e in un preciso tempo e le categorizziamo. Penserete: sembra un processo computerizzato, primo di sentimenti ed emozioni. No, non è così. Dobbiamo inscrivere questo processo intorno al soggetto, protagonista assoluto del suo ragionamento. Detta così però ci manca qualcosa: e i concetti sovrannaturali? Presto detto: tutto ciò che non è fisico, ma metafisico non può essere smentito né provato nella sua esistenza (vedi il concetto di Dio), ma non per questo i concetti di questa natura vanno scartati, tutt’altro, sono un’esigenza intellettuale e in quanto tale si inscrivono all’interno del processo di conoscenza.

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Da questi primi ragionamenti abbiamo capito che non siamo robot, ma allo stesso tempo la nostra mente ha l’esigenza di catalogare, definire, codificare. A cosa ci servono tutte queste informazioni elaborate ( con i sovrappensieri metafisici che ci mettono lo zampino)? A decidere, ad agire!
Come facciamo però a scegliere il percorso giusto? In piena libertà, ma c’è un però. Il concetto di libertà cammina di pari passo con quello di universalità umana. Noi siamo liberi, ma siamo anche uomini guidati dalla morale: gli altri sono fini non mezzi, i principi che ci guidano fanno parte di noi in quanto uomini.
In questo il pensiero di Kant ha un valore enorme, sarà infatti nel suo scritto politico “per la pace perpetua” che tutti questi concetti diventeranno un concreto progetto, quello che avrebbe poi ispirato la fondazione dell’Unione Europea.

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Perché leggere Kant? Nel suo pensiero ritroviamo noi stessi, uno spirito di umanità vera che non potrebbe essere più necessario in questo momento. In uno scritto che trovo eccezionale “la religione nei limiti della semplice ragione” troviamo una risposta forte e decisa sulla natura umana: l’uomo non è cattivo per natura, le azioni contrarie alla morale sono una degenerazione non una definizione. Dovremmo partire da qui per analizzare l’oggi, per capire dove stiamo andando e che uomini (umanità) vogliamo essere e diventare.

Isabella D’Amore

Cosa ci dirà la nostra studentessa di filosofia preferita sul pensiero di Immanuel Kant?

 

È FACILE LEGGERE KANT SE SAI COME FARLO!

Non c’è dubbio che l’attitudine analitica di Immanuel Kant (1724-1804) sia, per certi versi, complicata e non di immediata comprensione. È altrettanto vero che il linguaggio adottato dall’illustre filosofo non è tra i più fruibili; lui stesso ne era consapevole.

Per questo, secondo la mia esperienza personale, gettarsi direttamente su una delle sue Critiche senza un apparato introduttivo che vi guidi alla comprensione, lo sconsiglierei vivamente.

In questo appuntamento, infatti, consiglierò due testi:

image1“La Critica alla facoltà di Giudizio”, scritto direttamente da Kant, nella edizione Einaudi a cura di E.Garroni e H. Hohenegger e una introduzione alla lettura, scritto da Francesca Menegoni, dal titolo “La critica del giudizio di Kant”,Carroci Editore.

La scelta di proporre la terza Critica è perché questa riflessione di Kant analizza degli argomenti che possono essere recepiti con più immediatezza dal lettore perché più vicini alla vita quotidiana. Il tema dell’atto di giudicare, il significato di bello, di sublime e di buono connessi al piacere, il concetto di libertà dell’uomo, che cosa sia il genio nell’arte e se esista una finalità oggettiva o uno scopo della natura (con le varie declinazioni che questo può portare sul piano religioso), sono argomenti estremamente attuali e che, in molti modi, condizionano il senso comune.

Nella tradizione letteraria gli studiosi sono tutti d’accordo nel dire che con lui, la filosofia, si divise in due: la filosofia prima di Kant e la filosofia dopo Kant.

 Il filosofo tedesco tracciò una linea di demarcazione netta iniziando una nuova era del pensiero critico; un nuovo modo di concepire la conoscenza che influenzò tutti i pensatori da quel momento in poi.

Ed effettivamente, leggendo la molteplicità delle sue tematiche così eterogenee e così vaste, si intuisce il tentativo eroico di cercare una connessione e un disegno unitario tra gli ambiti che riguardano l’uomo (arte, libertà e morale) e il modo corretto di fare scienza (specificando cosa sia la conoscenza, l’esperienza e la natura vivente).

Se sia riuscito nell’impresa non sta a me dirlo (ancora si dibatte su questo), ma certamente la pervasione delle sue idee si radicò così profondamente nella cultura europea settecentesca che ancora oggi ne subiamo gli effetti; pertanto uno sguardo interessato sulla sua produzione è quantomeno doveroso.

L’approccio didattico che l’autrice Francesca Menegoni dà al suo testo aiuta tantissimo a capire meglio cosa volesse dire Kant quando scrisse che ” luomo è insieme natura e libertà” o quando parlò che l’unico modo in cui ogni individuo ha di conoscere la natura al di fuori di lui è quello di dare uno scopo o una finalità (anche di tipo religioso) alla natura stessa.

image2Esempio:”Perciò il concetto di un Essere Assolutamente Necessario è bensì un’idea inevitabile della ragione, ma è un concetto irraggiungibile e problematico per l’intelletto umano.”(Critica della facoltà di Giudizio, PAR.76)

Si affaccia così, prepotentemente, il problema dell’esistenza di Dio che, piaccia o no, è costantemente presente nella nostra vita; tema imprescindibile da cui non possiamo sottrarci neanche volendo, in cui Kant trova una soluzione (creando un sistema analitico) geniale e spiazzante che mi trova in molte parti d’accordo: noi non possiamo fare a meno di pensare ad una natura organizzata, ed eventualmente ad un Essere che la governi, senza avere prove certe, perché è una appagante necessità specifica dell’essere umano.

 A questo punto, di fronte a una così disarmante plausibilità,  dovreste sentire l’esigenza di approfondire questa caratteristica che ci distingue dagli altri animali…

la nostra è una connotazione che ci dà più capacità interpretative rispetto alle altre creature o è una condanna che ci ingabbia in una rappresentazione artefatta di una realtà che non esiste?

Se vi ho incuriosito almeno un po’, allora sapete già dove cercare le risposte…

Elisabetta Barberio