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La vita che hai sognato, Jojo Moyes

Sinossi
Athene Forster è una ragazza bellissima, piena di fascino, ma soprattutto ribelle, che abbandona l’aristocratico marito per fuggire con un altro uomo. Trentacinque anni dopo Suzanna Peacock, sua figlia, vive un momento di profonda crisi e trova rifugio nel suo piccolo negozio, il Peacock Emporium. Qui scoprirà non solo una via di fuga dal suo tormentato matrimonio, ma anche il senso dell’amicizia, il potere della passione e il coraggio di confrontarsi con il passato e immaginare un futuro.

Recensione

“Tutte le famiglie felici si assomigliano, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”. -Tolstoj-

Quella piacevole sensazione di felicità che si respira all’interno di ogni famiglia è comune a tutte. Esse vivono la stessa armonia, lo stesso amore, un’infinità di sfaccettature da renderla ordinaria. Mentre l’infelicità ha delle caratteristiche peculiari, è talmente struggente e drammatica che l’anima si abbandona al delirio dei sentimenti in modo differente, non tutti ne sono colpiti allo stesso modo. Tutte sensazioni che ho ritrovato leggendo questo libro, soprattutto immaginando i pranzi della famiglia Fairley-Hulme. I quali non erano sempre piacevoli, soprattutto quando si ha un padre legato alle tradizioni e una figlia ribelle che vive un momento diprofonda crisi emotiva.

Nella rigogliosa campagna del Suffolk, resa idilliaca dalla descrizione dell’autrice, il racconto si alterna con pagine scure e minacciose, come un cielo coperto e grigio d’inverno, a pagine dedicate e di profonda sensibilità. Ma il passato è talmente in agguato da balzare feroce e inghiottire tutti, soprattutto Suzanna.

“Il problema di invecchiare non era tanto il fatto di restare invischiati nel passato […] quanto piuttosto il fatto che il passato offrisse troppe occasioni in cui smarrirsi ”.

Siamo difronte a personaggi che amano ricordare un tempo oramai trascorso, che diventa una grande consolazione per le loro vite, ed è la chiave di svolta del romanzo. Attraverso una scrittura emozionante la scrittrice ci presenta un carosello di protagonisti, le cui storie si intrecciano e vengono sconvolte da rivelazioni drammatiche e parole non dette.

Suzanna, per uscire da uno stato d’animo cupo, reso tale da un rapporto difficile con i suoi genitori e un matrimonio infelice, decide di dare una svolta alla sua vita aprendo un emporio. Un sogno che si realizza, e che può diventare un luogo di speranza, tanto da ridimensionarla emotivamente, tirando fuori il meglio di sé.

Dear Hampton, è una piccola cittadina e l’attività di Suzanne diventa un rifugio, non solo per bere un espresso e comperare oggetti particolari, ma soprattutto per rilassarsi e approfittare di quel clima di piacevole solitudine o gioiosa compagnia. A differenza di suo padre, Douglas, Suzanna vuole mantenere vivo il ricordo della sua vera madre, Athene, anche solo attraverso l’esposizione di un suo ritratto. Athene è sempre stato un pensiero doloroso per lui, nonostante avesse continuato la sua vita, per dimenticare il suo ricordo ha soffocato le sue emozioni, negando la verità a sua figlia. Ma il destino ha voluto che lei fosse uguale a sua madre, che come lei non si è mai abituata a vivere all’ombra di Fairley-Hulme e soprattutto incapace a mettere radici.

Confortata dalle mura di quel suo piccolo negozio, Suzanna ritrova un equilibrio interiore e soprattutto comincia ad apprezzare quei valori, come l’amicizia, la passione e il coraggio, che erano sempre stati offuscati dal suo senso di ribellione. E grazie all’inventiva e all’entusiasmo della sua assistente Jessie, l’emporio diventa un luogo di coinvolgimento emotivo per i clienti.
Ma quando finalmente sembra che il mondo interiore di Suzanna abbia trovato un po’ di serenità, la disperazione la assale nuovamente quando si imbatte in un caso di violenza domestica, e a subirne è la sua amica Jessie. Suzanna, tormentata da questa situazione, prova un senso di impotenza, nonostante Jessie composta nel suo dolore cerca di rassicurarla. L’emporio diventa un rifugio, dove Suzanne si sente semplicemente se stessa, e un luogo d’incontro tra lei e Alejandro.

“Alejandro rappresentava una gradita ventata di esotismo e le ricordava che c’era tutto un mondo fuori.”

Grazie a lui, riesce a superare un momento tragico e a lasciarsi alle spalle le ombre del passato.

All’intorno del romanzo ci sono momenti in cui l’atmosfera diventa fragile, perché i racconti dei protagonisti sono delicati e intimi. Particolari attimi in cui le persone coinvolte si confidano con ironia e delicatezza, trovando le parole giuste per scacciare fuori ciò che li opprime.

La meravigliosa sensazione che provo leggendo le storie di Jojo Moyes, è vedere tra le parole i volti dei protagonisti che sorridono o piangono, che strizzano gli occhi alla luce violenta del sole, o che urlano di felicità mentre si rotolano lungo un pendio, riuscendo a percepire l’odore di terra e di erba. Sensazioni piacevoli che infrangono ogni tipo di barriera.

Buona Lettura 📚