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I classici da leggere nel weekend

Da oggi in libreria due romanzi da non perdere con le bellissime edizioni e traduzioni Fazi Editore. Di seguito la presentazione delle sinossi e in fondo le mie impressioni per voi.

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Protagonista di questa storia è la giovane Cytherea Graye: rimasta orfana, la ragazza decide di trasferirsi con il fratello Owen in un’altra città, per trovare una casa e un lavoro e ripartire da zero. Qui, i due conoscono Edward Springrove, un collega di Owen, di cui Cytherea si innamora. Dopo vari tentativi andati a vuoto, la ricerca di un lavoro va a buon fine, e la protagonista viene assunta come dama di compagnia presso una ricca signora, Miss Adclyffe, il cui passato, si scoprirà poi, è legato romanticamente a quello della famiglia Graye. Tra le due donne si stabilisce un rapporto a metà strada fra l’affetto, la protezione, la devozione e la gratitudine reciproca. Proprio durante il soggiorno in casa della signora, Cytherea viene a sapere che non lontano da lì vive la famiglia del suo amato Edward, che però è già promesso a un’altra donna. Delusa e sconcertata, la protagonista decide di dimenticarlo: è a questo punto che entra in scena Manston, personaggio misterioso inspiegabilmente protetto e spalleggiato da Miss Adclyffe, il quale intraprende nei confronti della ragazza un lungo e bizzarro corteggiamento.

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Una mattina d’estate del 1920 la giovane Lucy perde il padre in maniera inaspettata e a causa del tragico evento si ritrova sola e disperata, priva di ogni speranza per il futuro. È uno sconosciuto, incontrato per caso sulla soglia di casa in Cornovaglia, a destarla dal torpore che il lutto improvviso le ha causato: il legame con Everard Wemyss, quarantenne da poco rimasto vedovo, è immediato, e la condivisa afflizione per la recente perdita di una persona cara genera tra i due un’inattesa e confortante intimità. Quell’uomo che conosce appena, e che agli occhi di lei appare solido, genuino e premuroso, s’insinua nella quotidianità e nei pensieri della ragazza, afferrando con risolutezza le redini della sua vita. Ma il tanto atteso matrimonio con Wemyss sarà diverso da come Lucy aveva sognato e le mura della casa dove il marito la porterà dopo le nozze diverranno quelle di una lussuosa e tetra prigione le cui giornate sono scandite da illogici rituali, un luogo in cui Lucy non si sentirà mai davvero accolta e dove la prima moglie, Vera, morta in torbide circostanze, si rivelerà un’entità ancora presente e palpabile, capace di turbarla nel profondo.

“D’un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima”. Anche perché “un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”.

Uso la definizione di Calvino per introdurvi la mia esperienza di lettura di questi meravigliosi classici della letteratura internazionale. Due romanzi diversi, ma per contrasto affini nelle sensazioni che lasciano al lettore.

Emozione grande, da estimatrice di Hardy, nel poter leggere il suo romanzo d’esordio che già preannunciava tutti gli elementi della sua prosa, la profonda caratterizzazione dei personaggi, l’attenzione per il contesto sociale con quel mix perfetto di mistero e suspense che coinvolgono il lettore fino all’ultima pagina. Le descrizioni sono così accurate che sembra di visualizzare gli scorci come fossero dipinti o scene di un film. Un romanzo da gustare lentamente, perfetto per iniziare le letture autunnali in poltrona.

“Le fiamme biforcute, vivide e fumose, diventarono quasi invisibili, per poi riesplodere con slancio e con un sonoro crepitio, dieci volte più intense e luminose. Il crepitio diventò più forte. Lunghe ombre tremolanti cominciarono ad essere proiettate dagli alberi maestosi all’estremità della casa; il profilo squadrato del campanile dall’altra parte della strada, che fino a quel momento era stato una massa scura contro un cielo relativamente chiaro, adesso cominciò ad apparire come un oggetto chiaro sullo sfondo di un cielo oscuro; e perfino la ridotta superficie dell’asta della bandiera in cima era visibile nel buio che la circondava, strappata all’oscurità dai raggi di luce danzante.”

 

Vera, romanzo intenso, ma inquietante. Una di quelle storie che non sembra così lontana nel tempo. Un noir che travolge il lettore che più volte vorrebbe entrare nel testo per tirar fuori la protagonista dai turbinii che la avvolgono ( almeno a me è successo questo, confesso). In un crescendo sensazionale lo stile dell’autrice, dall’umorismo inconfondibile, caratterizza fortemente intreccio e personaggi. Il romanzo perfetto da leggere in un pomeriggio tempestoso.

“Sì, lui era un bambinone, tanto caro e vivace, ma fin troppo presente e che non ti dava un momento di pace. Non potevi metterlo in una culla, dargli il biberon e dirgli «Ora stai buono» per poi sederti tranquilla a rammendarti un paio di calze; non avevi neanche una domenica libera; non andavi mai in vacanza. Quante volte al giorno le toccava rispondere alla domanda: «E chi è la mia mogliettina?». Aveva perso il conto. All’inizio rideva estasiata e correva a buttarsi tra le sue braccia, ma ben presto le era piombata addosso quella fatale sonnolenza che non l’aveva più abbandonata per tutta la luna di miele.”