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Il conto delle minne, GiuseppinaTorregrossa

“Agatina, qui in Sicilia, isola di cruzzuni, i desideri delle donne non contano niente, mentre quello che vogliono gli uomini diventa destino…”

Sinossi
“Il conto delle minne dev’essere pari: due seni, e due dolci, per ogni fanciulla” non si stanca di ripetere nonna Agata alla nipote Agatina mentre impastano le cassatelle a forma di seno, le minne appunto, per la festa della santa di cui entrambe portano il nome. Ma la vita è imprevedibile e il seno, morbido viatico di gioia e nutrimento, può celare in sé anche la malattia e il disamore: i conti, allora, potrebbero non tornare¿ Lo imparerà Agatina, crescendo, nutrita dei racconti della nonna che, nella grande cucina, rievocava la storia di due famiglie siciliane e delle loro donne fiere o meschine, timide o focose. Per ciascuna di loro le minne che portano sul petto hanno un significato speciale: grandi o quasi assenti, aride o feconde, amate senza pudore o trascurate da uomini disattenti, sane o ammalorate, diventano la chiave per svelare i più intimi segreti della femminilità, dell’orgoglio, dello straordinario potere di queste donne o della sottomissione alle dure leggi del mondo maschile.

RECENSIONE

Il conto delle minne è un racconto intimo sulla fragilità e sulla forza delle donne. È la storia di generazioni, di famiglie che si apprestano a preparare i dolci per la festa di Sant’Agata, la quale dovrebbe proteggere le donne della famiglia Badalamenti da ogni male. Attraverso Agata, percorriamo un secolo di storia, che ci consente di conoscere le confidenze, le gioie, i dolori e le malattie di donne, che hanno superato ingiustizie e soprusi maturando così una forza che le rende salde come un ulivo centenario.

“Fu proprio grazie alla devozione di mia nonna che il cinque febbraio di ogni anno la famiglia Badalamenti si riuniva per celebrare l’onomastico delle sue Agata con un pranzo in grande stile, che si concludeva con i dolci votivi le minne di Sant’Agata per l’appunto”.

L’affetto che Agatina, aveva ricevuto da sua nonna era impresso nella sua memoria. Le sue attenzioni, le sue carezze e le sue piccole dita annodate a quelle della sua nonna, oggi fanno parte di quel bagaglio di ricordi più antichi, come la ricetta dei dolci che aveva ricevuto in dote. Dolci della tradizione preparati con amore, composti da ingredienti semplici, che hanno la forma del seno, portatore di piaceri ma anche di dispiaceri. Infatti, queste donne sono segnate da una malattia crudele che incide quella parte del fisico che è simbolo di femminilità. E a volte ci si affida alla preghiera la quale diventava l’unico mezzo di protezione.

“Le cassatelle dovevano assomigliare a seni veri, altrimenti correvamo il rischio di scontentare la santa che, suscettibile com’era, avrebbe potuto toglierci la sua protezione’.

In un epoca in cui il destino per le femmine era quello di diventare mogli e madri, per Agata non fu così, lei preferì studiare e diventare medico come nonno Alfonso. Questa nuova posizione sociale le consegnò un gravoso carico di responsabilità e ad assumere nuove preoccupazioni. Infatti, curò le sue zie, perché le loro “minne” furono segnate da una brutta malattia. Un destino crudele per queste due donne, poiché la loro vita era stata segnata da un padre che le aveva poco amate, e una madre che non le sosteneva abbastanza per aiutarle a risolvere i loro problemi. Per di più maltrattate anche da mariti vigliacchi e meschini.

Siamo difronte ad una storia di donne che si raccontano con altre donne non omettendo la loro fragilità e soprattutto la loro disperazione. E soprattutto una cura e un’attenzione per il seno femminile da diventare una fede religiosa, tanto da far apparire gli altri organi invisibili.

“Le donne sono dotate di una speciale resistenza, anche se qualche volta non ne sono consapevoli. Sono loro che possiedono il segreto della vita, che tessono pazientemente giorno dopo giorno la storia delle loro famiglie e poi le raccontano agli altri perché ne facciano tesoro”.

I romanzi di Giuseppina Torregrossa, sono sempre molto colorati di locuzioni siciliane che non infastidiscono il lettore, anzi lo fanno sorridere smorzando i toni seri della lettura. Questi colori forti ci accompagnano percorrendo Palermo, tra gli antichi vicoli della Vucciaria.

“La città era come il corpo di una donna dalle minne lorde, perennemente e citate, che nessuno vuole addingare”.

Una Sicilia maschilista che da sempre la colpa alle donne, nonostante i mariti siano pericolosi e meschini, loro ringraziando la Madonna della Luce e continuano a rimanerci accanto nonostante vengano tradite.

Una terra che assale con profumi e colori intensi, illuminata sempre dal sole e ogni emozione ci colpisce con la forza dello scirocco.

Buona Lettura 📚