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MOBY DICK: letto e recensito da Alessio Zanaga

Come si può conoscere l’inconoscibile? Da quando si è scoperto che l’olio di balena può rischiarire le nostre città in modi impensati prima, è esplosa una ricerca globale che ha spinto l’uomo ad avventurarsi negli ignoti recessi marini. Noi non ne conosciamo le profondità, né le moltitudini di creature che vi dimorano: mostri? Sono realtà? 

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Il libro parla della storia di Ismaele, che voleva avventurarsi nel mondo della caccia alle balene. Costui, dopo aver conosciuto il ramponiere Queequeg, si recano insieme a Nantucket. Lì, i due si imbarcano sul Pequod, la nave del misterioso capitano Ahab. Poco prima però, un profeta di nome Elia, preannuncia ad Ismaele delle sventure. Quando ormai la nave è in alto mare, il capitano Ahab, comunica all’equipaggio di voler uccidere una gigantesca balena bianca soprannominata “Moby Dick”, che qualche tempo prima gli aveva divorato una gamba. Per il primo che avvisterà la balena, il capitano Ahab ha messo in palio un doblone d’oro. Dopo che la balena fu avvistata, cominciò la caccia, alla quale sopravvisse soltanto Ismaele, che dopo aver passato una notte e un giorno in mare, venne recuperato dalla nave Rachel. 

Questo libro mi è piaciuto soprattutto nella parte descrittiva dei cetacei, una passione smisurata da parte di Ismaele. Il suo stupore nel descrivere tali creature mi ha letteralmente incantato. I vari colpi di scena mi hanno catturato, ma voglio essere sincero ammettendo che a tratti mi ha anche annoiato, perché pieno di descrizioni scientifiche. Però vorrei rileggerlo fra qualche anno, perché sicuramente avrò l’esperienza giusta per capirlo meglio. 

La balena, protagonista insieme al mare, nonostante rappresenti il male assume un aspetto affascinante, poiché ha una forza incredibile e selvaggia importante per gli altri animali marini. La lettura riporta molti riferimenti biblici che con una rilettura sarò più in grado di comprendere. 

I marinai prede dell’affascinante ruolo del capitano si ritrovano a vivere un’esperienza pericolosa: lottare contro una balena e di conseguenza inginocchiarsi alla forza della natura sfidando i propri limiti. 

Quello che mi ha colpito è l’amicizia tra Ismaele e Queequeg. Un rapporto nato per caso ma anche per costrizione, nel senso che nella locanda dello “Sfiattatoio” era rimasta solo una stanza e loro dovevano condividerla. Nonostante fosse un ramponiere terrificante era un uomo onesto e coraggioso, qualità che Ismaele intravede subito. 

Questi avvenimenti mi hanno portato a provare diverse sensazioni ognuna delle quali affrontata con diversi atteggiamenti. Prima di tutto quello della vendetta da parte di un capitano ossessionato da una balena che gli ha divorato una gamba. Poi l’amore per il mare e soprattutto la voglia di conoscere il mondo marino, superando ogni tipo di paura.