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Minuetto per chitarra

Alla specie umana è data la più alta consapevolezza di ciò che accade, e con essa grandi tormenti e un inutile sforzo. Consapevolezza, conoscenza, sapere, discernimento.
Vedere, sentire, toccare, annusare, assaggiare, percepire, pensare.

Due tempi storici, due narrazioni si intrecciano in questo splendido romanzo. Gli anni della guerriglia slovena contro l’occupante tedesco, la resistenza in montagna, la disparità delle forze e degli armamenti in campo, il terribile 1941 che vede la frammentazione della Jugoslavia. E a controcanto una vacanza negli anni ’70 in Spagna, dove Berk, lo sfrontato e inquieto partigiano che narra in prima persona, incontra Joseph Bitter, il nemico tedesco di un tempo che aveva combattuto anche in Slovenia. Un racconto complesso e mai consolatorio sulla guerra, due personaggi principali, quello del partigiano senza macchia e del nemico senza cuore, che escono dagli stereotipi. Accostato a classici americani come Addio alle armi e Comma 22Minuetto per chitarra ci offre la possibilità di capire meglio la storia recente di genti a noi geograficamente vicine.

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Con uno sforzo gigantesco l’essere umano grazie al suo sapere e alla sua immaginazione si apre un varco evadendo dal proprio ristretto ambiente verso tutto quello che esiste. Che esiste sulla terra. E si espande verso tutto – quello che esiste in tutti i tempi e in tutto lo spazio dell’universo. Poi, da un momento all’altro, deve tornare all’hic et nunc. Al proprio habitat, pieno di pericoli. E di nuovo dileguarsi nell’aria, nell’acqua, nei labirinti della terra. Nella lava dei vulcani. Nelle costellazioni. Probabilmente ti passa proprio questo per la testa quando ti mettono al muro, per fucilarti. Forse allora in una frazione di secondo senti e conosci tutto quello che è accaduto ovunque, in qualsiasi tempo, inclusi i pensieri, le sensazioni, i passi degli uomini, il fluire della linfa nelle piante, il muoversi dei più piccoli esseri viventi sotto la crosta terrestre, ogni sasso che rotola sul fondo del giallo fiume in piena –e poi, in un lampo, ti trafigge la consapevolezza dell’ambiente attorno a te e della tua sorte in esso. A che cosa serve questo continuo scappare da sé e in sé?

Parlare di questo libro è così semplice e allo stesso tempo estremamente complesso. Un romanzo? Un saggio? Io lo definirei una lettura di formazione, uno di quei libri che pagina dopo pagina mettono in discussione tutto e allo stesso tempo sembrano darti le risposte che cercavi. Forse non facevamo le domande giuste? Di certo siamo davanti a un’opera storica di alto pregio letterario; ogni pagina trasuda di eventi, sensazioni, turbinii reali e interiori. Un classico. Una di quelle letture che segnano pietre miliari nella storia della letteratura ieri, oggi e domani. 

Solo che in guerra l’attenzione non è mai focalizzata esclusivamente in un’unica direzione, è sempre allerta, in qualsiasi momento può accadere l’inatteso; in guerra tutto si srotola secondo un piano sconosciuto, tutto viene deciso altrove, tutto deve essere solo così e in nessun altro modo. La libera volontà continua a funzionare – ma solo per scegliere il modo migliore per portare a termine i compiti assegnati.

Una storia profondamente contemporanea che si snoda lungo due linee di narrazione che si intersecano per offrirci un quadro della guerra e delle sue conseguenze ad ampio raggio senza cadere in cliché preconfezionati, ma regalando al lettore una chiave di lettura più ampia, focalizzata sulla dicotomia di pensiero di due personaggi che hanno da dire e dare tanto.

Una scrittura che non lascia scampo al lettore, lo tira dentro e gli sbatte in faccia tutto, in modo diretto, senza filtri, strattonandolo fino a fargli capire che tutto quello che sta leggendo è reale, che le persone sono reali che deve aprire occhi e coscienza alla vista del reale.

Voland ci permette di scoprire un panorama letterario che è così vicino a noi, ma che spesso non conosciamo.

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