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IL Burattinaio Mangiafuoco

Ieri, 20 giugno presso l’area Seminar Libri della Mongolfiera di Barletta, ho partecipato ad un evento unico e singolare nella sua realizzazione: una rivisitazione di una delle avventure della favola di Pinocchio in una veste particolare, che abbraccia l’arte a tuttotondo.
Il Burattinaio Mangiafuoco, è stato scritto a più mani: dal filosofo Alessandro Porcelluzzi, l’abate e teologo Don Ignazio Leone, l’illustratore Maurizio Lacavalla, la conservatrice di opere d’arte Maria Rosa Boraccino e il curatore, nonché collezionista di illustrazioni Domenico Doronzo.

Guardando la favola oltre i canoni favolistici, gli autori l’hanno scomposta e ristrutturata analizzando i concetti singolarmente, carpendone un significato più profondo che si rispecchia nella realtà.

Attraverso quattro punti interessanti: l’illustrazione, la conservazione, il potere e la fede. Un progetto diverso e unico nel campo editoriale, e per quanto mi riguarda, un vero capolavoro.

Oltre ai dialoghi le illustrazioni uniscono l’arte e l’editoria, e per darne il giusto valore vanno preservate e curate, il loro deterioramento dipende fondamentale dalle condizioni di conservazione. E la diagnosta, Maria Rosa Boraccino, ci spiega alcune tecniche per tutelare i libri dal danneggiamento. Suggerendoci alcuni accorgimenti pratici per custodire al meglio i libri, in modo da prevenire danni permanenti.

Nel corso degli anni le illustrazioni di Pinocchio sono cambiate, e sono state disegnate da grandi illustratori. L’editoria ha proposto in base alla fascia di età soluzioni nuove e anche ambientazioni diverse. Il mondo di Pinocchio è un opera che non trova conclusione proprio perché parecchi illustratori si appassionano a ricreare le sue avventure.

L’illustratore Maurizio Lacavalla afferma che: “l’illustrazione è il momento in cui il testo si dispiega con modi e mondi del reale”. In questo libro i sui disegni sono stati molto personali.

Infatti ha riprodotto alcune vignette a tratto, e quattro tavole-tessera estraibili e componibili. Nel libro, inoltre spiega come è arrivato a definire la figura di Mangiafuoco, dando a ogni singolo disegno la sua unica importanza.

Collodi è stato un grande narratore e Pinocchio, come sostiene il filosofo Alessandro Porcelluzzi, “può essere considerato alla stregua di un mito dei nostri tempi”.

Nel libro in cui il burattino è coinvolto con Mangiafuoco, resta affascinato dalla musica del teatro dei burattini. Resta incantato dal “potere” di quel suono. Quindi la persuasione al potere passa attraverso l’udito: che siano le parole di un oratore o una musica incantatrice, ha una funzione ammaliante e di convinzione.

Pinocchio vendendo il suo abbecedario entra nel teatro, e all’interno tutti gli altri burattini lo riconoscono. Questo atteggiamento fa arrabbiare Mangiafuoco, perché ha la consapevolezza di non essere più l’unico a esercitare il potere. Infatti, la vivacità di Pinocchio distoglie i suoi amici dal lavoro, disobbedendo al loro padrone. Ne deriva di conseguenza un altro aspetto e ciò quello dello sfruttamento, e dell’interruzione del potere economico. Infatti, i gendarmi intervengono a mettere ordine. Da questo atteggiamento ne deriva che il potere è “monopolio della forza e della violenza”.
In quest’avventura questo aspetto (del potere, scusate l’utilizzo continuo di questo termine) assume diverse sfaccettature, tanto da esserci un passaggio a un potere condiviso e amichevole.

La favola di Collodi è immortale ed è la più letta e tradotta in tante lingue. La sua apparente semplicità ha suscitato varie reazioni tanto da analizzarla a livello umano.

Infatti, Don Ignazio Leone, sostiene che bisogna leggere questo testo con un senso critico, catturando l’essenziale, entrando nel profondo di ciò che Collodi scrive.

Pinocchio, nel suo percorso cerca la libertà, e quando la trova pensa solo a divertirsi. Infatti, catturato dalla musica del teatrino, entra consapevolmente nel teatro dei burattini decidendo di marinare la scuola, rompendo quel futuro che il padre gli ha dato vendendo la sua giacca per l’abbecedario. Di qua si evidenzia la figura di un padre che si priva di un bene necessario per regalargli una vita migliore, per farlo crescere uomo, per essere se stesso.

La libertà quindi non ci permette di fare tutto quello che si vuole, perché ci crea problemi.

Interviene cosi la voce delle coscienza: il Grillo. Il quale vuole indirizzare il burattino verso il principio dell’obbedienza, essendo lui uno spirito vecchio di cent’anni che “non è condizionato dal tempo e dagli eventi”. Ma non viene ascoltata! Pinocchio, fa così prevalere il principio della disubbidienza, ammazzando quello della vita vera: il Grillo.
Essendo stato Geppetto l’unica figura genitoriale di amore paterno e materno, ci si chiede: la mancanza di una madre può aver influito sulle scelte sbagliate di Pinocchio?

“Il cammino della vita è sempre ricco di sorprese l’ultima parola dovrà essere però un grande assenso all’amore per la vita che manifesta il fascino del grande mistero in cui è possibile recuperare se stessi”.

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Si ringrazia Christian Binetti per l’organizzazione dell’evento. Direttore artistico dell’associazione” Cartella di Legno e inserito nella rubrica” incontro con l’autore”.

Buona Lettura 📚