Pubblicato in: Recensioni

Cortile Nostalgia

“Amore nato al primo sguardo era una follia, ma chi ha sete si tuffa nella prima fontana che trova”.

Sinossi

A Palermo c’è una piazzetta abitata dalla magia, dove ogni notte sette fate, una chiù bedda di n’autra, rapiscono i passanti per condurli verso luoghi lontani e poi riportarli a casa, storditi dalla meraviglia, alle prime luci dell’alba. È in questo cortile che vive Mario Mancuso, nel cuore dell’Albergheria, tra le abbanniate dei mercanti di Ballarò e i rintocchi del campanile di Santa Chiara. Orfano, ha conosciuto solo l’affetto di zia Ninetta, che però lo abbandona al primo giro di vento, inseguendo i propri sogni. L’incontro con Melina è la sua occasione per ritrovare in una nuova famiglia il calore che il destino gli ha negato. Per lei, bella e infelice, quel ragazzo rappresenta la libertà da due genitori che l’hanno educata più alle privazioni che all’amore…

RECENSIONE

Ogni qualvolta leggo un libro dell’autrice Giuseppina Torregrossa, resto rapita dalla sua scrittura, i pensieri, le parole e le emozioni prendono vita nella mia mente. Trasportandomi in un luogo magico dove riesco a catturare gli odori e i colori della sua meravigliosa Sicilia. Le parole escono dalla sua penna “come petrolio dal pozzo”, cariche di aggettivi e concetti passionali, in cui le tradizioni si mescolano a riti antichi e subiscono l’influenza di nuove culture.

Infatti, ciò che ci infiamma dei suoi racconti è la passione, quella che si coglie nella descrizione delle “fimmine”, dei sentimenti e della sua amata Sicilia. Descritta talmente bene da riuscire a respirare un’armonia di profumi: come l’aria salmastra e la terra bruciata dal sole.

Il ritratto che ci regala della donna è indimenticabile. Esaltando la sua femminilità e sensibilità, anche quando per necessità è costretta a fare la “buttana”, giocando col suo corpo che trabocca di vita e sensualità.

Cortile Nostalgia, si configura in un periodo storico particolare (anni sessanta-settanta), gli anni del dopoguerra, e col mandamento la zona dell’Albergheria, di Palermo, si dipinge di molteplici colori aromi, perché arrivano molti africani e banglesi.

“La tolleranza era ma virtù cardine alla solidarietà e alla riservatezza”.

Percorrendo i tanti vicoli di questa zona, animati da urla e dai rintocchi della campane di Santa Caterina, ci colpisce la mescolanza di culture che abitano le viuzze di Palermo, che incontrano gli affetti della famiglia Mancuso.
A queste stradine sono legate leggende di miti che si tramanda di generazione in generazione. Una di queste è quella delle sette creature magiche che zia Ninetta racconta a suo nipote Mario per consolarlo:

[…] sette donni di fora, tutti una cchiù bedda di n’àutra…”

Mario rimasto orfano all’età di tre anni, non ricorda nulla dei suoi genitori, e questa mancanza d’affetto è scalfita nel suo inconscio tanto che di notte la sua sofferenza si trasforma in pianto. Ma zia Ninetta, l’unica ad essere sopravvissuta al bombardamento del ’43, riesce a tranquillizzarlo con la sua dolcezza e le sue storie.

Ninetta è una donna vanitosa e sempre alla ricerca del grande amore, è proprio questa sua inquietudine la spinge ad abbandonare suo nipote. Lasciando solo “una spazzola piena di capelli che sembrava il nido di una rondine e un mozzicone di rossetto”.

Questa separazione consente a Mario, di crescere e di conoscere la vera amicizia, aggirandosi senza costrizioni tra i vicoli del quartiere e dove inventa nuove parolacce e scopre statue e simboli misteriosi. Ma l’infanzia tra quelle strade dura poco trovandosi subito dinnanzi a un bivio: “o mafiosi o sbirri”. Mario decide di arruolarsi nell’arma e di trasferirsi a Roma. Questi sono anni particolari, a Roma incrocia la grande storia: conosce Aldo Moro e vive il periodo del ’68.

Lontano da sua moglie Melina e da sua figlia il suo animo è gravato da tanta angoscia, il quartiere di Albergheria era molto lontano, e quindi il suo “paradiso perduto” diventa “cortile nostalgia “. Distante dai suoi affetti e da quel luogo carico d’amore, ma anche di dolore e ferite, sprofonda in una cupa nostalgia. Queste mancanze gravano sul suo cuore come una zavorra, divorandolo inesorabilmente. Ma l’incontro con Aldo Moro lo cambia. Infatti, si sente “più protetto ma un po’ cretino”. I discorsi articolati dell’onorevole lo stimolano alla comprensione, tanto da intraprendere gli studi serali per una conoscenza più approfondita.

Palermo è come una madre per la scrittrice, ha le braccia sempre protese per accogliere, aiutare e interessarsi sinceramente a tutti. Infatti, in queste pagine si comprende proprio questo.

“ Palermo, che tutti accoglie e tutti assiste; la mamma che tiene aperte le porte anche nella notte, perché non si sa mai se qualcuno arriva; che tiene il fuoco acceso e una pentola a bollire, perché non si sa mai se qualcuno ha fame; che ha sempre lenzuola pulite, perché non si sa mai se qualcuno ha sonno; la mamma che capi la casa quantu voli u patruni. Palermo la grande madre”.

Nonostante questa città fosse stata devastata dalla guerra, il quartiere Albergheria fu pronto a soccorrere i nuovi “invasori”, riempiendo i vicoli di chiacchiere, risa e preghiere differenti tra loro ma cariche di fede. D’altronde era l’unico mezzo per sentirsi più vicini alla propria terra e famiglia. Dai cortili saliva anche il “borbottio dei pentoloni di ghisa, pieni di avanzi e frattaglie”, inondando così il quartiere di una mescolanza di odori e culture.

In queste pagine rimbomba la triste infanzia dei due personaggi principali, Mario e Melina. Mario, orfano di guerra, si sposa con Melina per colmare un vuoto. Melina, nata in una famiglia dove le restrizioni la rendono infelice, cresce senza avere nessuna forma di affetto. E sposandosi così presto, senza conoscere né il suo corpo e né l’amore, non riesce a soddisfare i suoi bisogni. Una difficoltà che grava sul matrimonio, tanto che entrambi, talmente frustrati, si fanno la guerra, rendendo infelice anche Maruzza.

“Amore nato al primo sguardo era una follia, ma chi ha sete si tuffa nella prima fontana che trova”.

Infine, l’autrice rievoca in questa storia le grandi conquiste da parte della donna; un lungo percorso che esce da una condizione di inferiorità prima famigliare e poi sociale. E sottolinea la stupenda complicità tra donne, ognuna diversa dall’altra per situazione sociale e colore della pelle, ma unite dal sostegno reciproco e dalla complicità.
Perché, effettivamente, il segreto della felicità è prendersi cura del prossimo.

Buona Lettura 📚

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