Pubblicato in: Recensioni

Più donne che uomini

“Sei cambiata molto meno di me. Si stenterebbe a credere che abbiamo gli stessi anni. Strano come la vita tratti ognuno in modo diverso e quali cose prenda e tolga, a seconda dei casi”

In una prospera cittadina inglese a inizio Novecento, un grande istituto femminile è diretto da Josephine Napier, un generale ingioiellato: alta e austera, un viso regale, «vestita e pettinata in modo da esibire i suoi anni, anziché nasconderli». Impeccabile in ogni gesto e in ogni parola, è il punto di riferimento imprescindibile per tutti, le studentesse, il corpo docente e i suoi familiari: il marito Simon, oscurato dalla personalità della moglie, il figliastro Gabriel, il fratello Jonathan, vedovo calato nel ruolo dell’anziano zio e amante segreto ma non troppo di Felix Bacon, giovane sfaccendato. Al gruppo si unisce presto Elizabeth, una vecchia conoscenza di Josephine che viene assunta come governante e porta con sé la figlia Ruth. Le giornate sono scandite da una serie di rituali obbligati e da dialoghi in cui si dice tutto e niente, botta e risposta infiocchettati che in realtà nascondono universi interi. Finché un tragico evento inaspettato fa precipitare ogni cosa, dando vita a una reazione a catena che sconvolgerà le vite di tutti e porterà a galla il lato oscuro di ognuno. Nessuno è chi dice di essere, e dietro alla spessa patina del codice vittoriano si nascondono segreti celati per intere esistenze. Verranno fuori tutti, uno dopo l’altro.

“Be’, è accaduto, in un modo o nell’altro. È stato un bene, che tu abbia seguito la strada che era stata scelta per te, scelta, non ne dubito, con gran giudizio, in modo che nulla potesse condurti altrove; o almeno, si pensò che fosse un bene. Siamo nelle mani del… come vogliamo chiamarlo? Fato? Chiamiamolo così.”

Cosa succede quando cadono le maschere e ciascuno si rivela a sé e agli altri con il suo vero volto?

Leggere questo romanzo è un’avventura letteraria unica. Ritmo incalzante e coinvolgente strutturato con dialoghi continui, centro focale della narrazione, strumento originale e unico per raccontare vizi e virtù della società del tempo scandagliandone moralità e decadenza, verità celate, segreti nascosti e apparenze.

Microcosmo narrativo e macrocosmo storico diventano parti di uno stesso “gioco” letterario che può solo ammaliare il lettore.

Proprio come Natalia Ginzburg che affermò «Cercai tutti i suoi romanzi… a un tratto capii che li amavo in modo furioso; che ne avevo gioia e consolazione; vi regnava una chiarezza allucinante, nuda e inesorabile» anch’io mi sono ritrovata durante la lettura a sentire il bisogno di divorare le pagine appagata dalla profonda sensazione di avere sotto gli occhi lo specchio di un mondo non lontano da quello contemporaneo raccontato in un modo eccezionale.

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