Pubblicato in: Segnalazioni

Il mio romanzo viola profumato.

Editore: Einaudi

Sinossi
Fin da ragazzi Parker e Jocelyn hanno condiviso tutto: letture, progetti, ambizioni letterarie. Le alterne fortune degli esordi non hanno fatto che temprare un’amicizia apparentemente destinata a durare per sempre. Perfino oltre l’improvviso successo di Jocelyn e l’altrettanto rapido declino di Parker. Perfino nei mondi ormai irrimediabilmente antitetici delle loro mezze età: una famiglia numerosa, un lavoro da insegnante e pochi libri all’attivo, tutti dimenticati, in un caso; un matrimonio fallito, la fama, il bel mondo delle lettere, nell’altro. Perfino allora, drasticamente separati dalla vita, Parker e Jocelyn restano inseparabili, «una famiglia», come amano ripetersi. Fino al giorno in cui, nella splendida casa dell’amico, Parker trova il dattiloscritto del suo ultimo romanzo. Lo legge d’un fiato: è il migliore che Jocelyn abbia mai scritto, la porta di accesso alla posterità. Come resistere alla tentazione di diventare lui? Del resto che cosa significa essere io, essere lui? Secondo una prospettiva particolarmente cara ai romanzieri, ci ricorda McEwan nel saggio che compendia il volume, l’io non è che «un racconto incessantemente riscritto», la «storia che raccontiamo a noi stessi». Se la biografia si sdoppia, dunque – lo scrittore di successo versus l’everyman travolto dal quotidiano – anche il racconto che l’io ne fa si può sdoppiare, ed è cosí che fra le pagine di un unico profumato romanzo viola si può consumare il crimine perfetto.

Recensione

In questo breve libro, l’autore ci presenta due racconti affascinanti. Ho letto, qualche anno fa (parecchi) “Espiazione”, un libro angosciate, ma carico di emozioni e riflessioni. A differenza questo libro lascia il lettore a bocca aperta soprattutto nella parte finale, e regala, pagina dopo pagina, la curiosità di arrivare alla conclusione per scoprire il destino di questa amicizia: di queste vite intrecciate.

Vorrei partire dalla copertina, che ho trovato personalmente molto d’impatto e originale, una pila di libri colorati che ti fanno capire che non ci si sente mai soli in compagnia di un libro, perché sono il nettare dell’anima.

“Questa è la confessione di un crimine perfetto”, c’è scritto sul retro del libro. Infatti, con palese sfacciataggine la voce narrante, Parker Sparrow ci racconta di un furto; influenzato molto probabilmente da alcune letture, decide di far suo il romanzo del suo amico Tarbet, aggiungendo altre scene e tematiche, privandolo della sua vita e gettandolo nella bufera. Apparentemente il lettore si trova di fronte ad un fenomeno di cleptomania letteraria.

Amici dai tempi dell’università, erano due ragazzi molto ambiziosi e decisi a diventare scrittori. Infatti, tra i due c’era un sodalizio letterario che gli consentiva di leggere le storie dell’altro e di giudicarle con estrema onestà. Quando Parker scrisse il suo primo romanzo, nonostante avesse venduto più copie del suo compagno Jocelyn, non ebbe molta risonanza. Tarbet era più famoso, poiché la sceneggiatura che aveva prodotto ebbe un gran clamore, la sua fama accresceva grazie anche al suo fisico, l’immagine perfetta “dell’Übermensch” nazista, alle belle donne e alla sua spider…Parker invece era innamorato di Arabella “la quale riversò su di lui tutto ciò di cui aveva bisogno in termini di sesso e amicizia, avventura e molteplicità di esperienze.”
Nonostante avessero vite differenti, il loro rapporto funzionava alla perfezione, come amavano ripetersi “erano una famiglia”.
Il divario che c’era tra i due era abbastanza visibile, ma veniva ignorato. La casa di Parker era colma di schiamazzi di bambini e di panni stesi, non vi era neanche un angolo per godersi in solitudine una piacevole lettura. Mentre quella di Tarbet era spettacolare, la sua spaziosa biblioteca, nella quale si respira arte ovunque si posassero gli occhi, consentiva a Sparrow “di montare le tende per un sabato e domenica”. Ed ecco che senza aver pianificato nessun piano, Sparrow commette il suo crimine perfetto.

Essendo stata la loro una salda amicizia, che aveva condiviso, pensieri, letture e tante altre cose, la conclusione di Jocelyn fu che evidentemente le loro “rispettive immaginazioni si erano fuse al punto che avevano finito di scrivere più o meno lo stesso romanzo.”

Dal finale sorprendente, è incredibile come l’autore in così poche pagine esalta la curiosità dei suoi tanti lettori, e stuzzicando la tentazione di essere qualcun altro. Infatti, conclude il suo libro con un saggio filosofico e profondo sull’Io, portando noi lettore a riflettere sulla responsabilità che abbiamo sulle nostre azioni, poiché il tempo ci trasforma, di conseguenza modifica il nostro io, e quindi dobbiamo essere consapevoli ad affrontare ogni tipo di controversia. l’io non è che “un racconto incessantemente riscritto”, la “storia che raccontiamo a noi stessi.”

Inoltre riflettendo sull’arte della scrittura l’autore citando con sollievo Bill Blatter scrive: “ Noi non siamo testi. Le nostre storie non sono narrazioni. La vita è diversa dalla letteratura.” Non è l’unica citazione letteraria presente, Ian McEwan apre la nostra mente riempendola di autori famosi, e letteratura, facendoci sentire più ricchi.

“La vita non è una serie di lampioncini disposti in ordine simmetrico; la vita è un alone luminoso, un involucro semitrasparente che ci racchiude dall’alba della coscienza fino alla fine.”

Virginia Woolf,
Il romanzo moderno.

Cari Amici Lettori, Vi Auguro Una Splendida Lettura.

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