Pubblicato in: Recensioni

Il Club Delle Lettrici

Editore: Ugo Guanda

Sinossi

Sette donne olandesi di mezza età, amanti dei libri e fondatrici di un club di lettura, decidono di partecipare a una crociera letteraria in Scozia «Nello spirito di Moby Dick», organizzata dall’autore che considerano il migliore di questo secolo e del precedente, Gideon de Wit. Le amiche sono elettrizzate all’idea dell’avventura e dell’incontro con il loro mito, e si preparano nei modi più disparati: Leonie, che non lascia mai nulla al caso, si procura una guida dettagliata della Scozia, Tillie fa invece scorta di whisky, Johanna riempie la valigia dei suoi insopportabili gilet e vestitini beige, e Barbara, tra le altre cose, infila nel bagaglio la sua famigerata pistola dorata, rischiando così di rovinare fin da subito l’equilibrio del gruppo. Ma non tutto durante il viaggio va secondo i piani. Anzi… Tanto per iniziare l’incontro con Gideon de Wit si rivela una delusione, lo scrittore è decisamente meno giovane, magro e simpatico di quanto non appaia sulle quarte di copertina dei suoi romanzi. Come se non bastasse, esauriti pochi convenevoli e preso il largo, il gruppo viene sorpreso da una terribile tempesta che trasforma la crociera in un’avventura ricca di colpi di scena.

Recensione

In questo romanzo l’autrice mette in scena una commedia brillante, capace di regalare al lettore qualche ora di spensieratezza, attraverso una garbata ironia.
Tramite la voce di sette donne, accanite lettrici, non mancano frecciatine ai titani dell’editoria e ad alcuni autori.
Spesso si pubblicano libri di poco spessore, dalla trama “annacquata”, e senza coinvolgimento emotivo. Raccontano di personaggi talmente comuni e banali, da non trasmettere al lettore nessuna empatia. Secondo le nostre protagoniste, i “brulib” (libri brutti), hanno tanto successo perché le pagine sono colmi di sesso e sono “maledettamente borghesi”. La gente non vuole coinvolgimenti in storie tormentose con spunti su cui riflettere, ma vicende tranquille. E poi vi è l’alter ego di alcuni autori, che tende a sopravvalutare il loro stato di giovinezza, tanto che durante le presentazioni, quando si trovano di fronte ad un pubblico di sole anziane signore, si prendono la libertà di trattarle con leggerezza e di andare in panico. “Mio Dio! Tutte befane di mezza età!
Ma fortunatamente non tutti sono così! Ci sono autori che guardano dentro, nell’anima, tanto da far sentire il loro pubblico stretto in un abbraccio particolare.
Purtroppo non legge quasi più nessuno, e le uniche a farlo e a fare arrivare i libri in classifica sono solo donne non giovanissime. Ed ecco una risposta agli interrogativi dell’autrice.
La vecchiaia non è una malattia, “è una condizione naturale che inizia fin dalla nascita. Il fatto imbarazzante non è sbiadire o scolorirsi, ciò che è umiliante è l’autentico disprezzo con cui il resto del mondo ti guarda.”
È quella fase che ti consente di avere quella maturità per affrontare i cambiamenti, e di riflettere su situazioni che in gioventù appaiono incomprensibili.

Le nostre amiche non sono delle sprovvedute, la loro valutazione non è campata in aria, dietro tutto questo c’è una forte passione: la “lettura”.
Noi siamo le fondamenta delle lettere. Senza di noi tutto quel mondo crollerebbe. Le biblioteche sarebbero invase dalle ragnatele per mancanza di lettori. Gli editori e i libri si ritroverebbero con montagne di libri invenduti dai quali alla fine verrebbero sommersi. Noi non siamo solo le fondamenta, no, noi siamo la malta che tiene insieme tutto quanto. Ogni volta siamo disposte a investire tempo e denaro in un romanzo. Ogni volta ci atteniamo alle regole del gioco e non andiamo a sbirciare in fondo per vedere come va a finire. Ogni volta accantoniamo i nostri dubbi e crediamo all’autore sulla parola. Ogni volta maciniamo con dedizione centinaia di pagine. E siamo talmente fedeli da lasciarci perfino trarre in inganno, di tanto in tanto. Siamo abbastanza poetiche da capire il linguaggio figurato, abbastanza furbe da riconoscere l’ironia, la satira e l’esagerazione, è abbastanza umane da immedesimarci nei dilemmi dei personaggi.

Per non farci distrarre e affogare nei nostri problemi l’autrice man mano ci regala pagine divertenti, attraversando l’animo femminile. Ed ecco infatti, Tillie, Leonie, Annabel, Martha, Jo, Willemien e, infine, Barbara che decidono di fare una crociera in nome della letteratura e nello spirito di “Moby Dick”, insieme al loro autore preferito:
Gideon de Wit.
Per le lettrici incontrare il loro scrittore preferito è un’esperienza incredibile, possono toccarlo, sviscerare i suoi libri, tanto da riuscire a creare una situazione d’intimità particolare.
Non tutti abbiamo sulla mensola del camino in salotto le foto della nostra famiglia al completo, ma abbiamo tutti i libri di Gideon nella biblioteca.
Anche se il suo aspetto è diverso dalla foto sul risvolto dei suoi libri, ai loro occhi appare molto carino, nonostante il suo abbigliamento lo rendesse ridicolo alla sua età!

In giro in nave, in balia delle onde e del temporale, si accende una piccola discussione sulle scrittrici . Gideon, afferma che non sanno scrivere e che sarebbero ”senza palle”, poiché raccontano storie senza peso e rilevanza. Tutto ciò non può essere sintetizzato al solo aspetto preferenziale, perché le nostre protagoniste hanno divorato queste autrici cambiando la loro vita, o meglio hanno cercato di vederla e di affrontarla in modo diverso. Quindi, è inammissibile accettare che la loro Jane Austen fosse definita “beghina” o “vecchia lagna”, a loro tocca difenderla, non possono tradirla, ma la troppa ammirazione verso il loro scrittore le ha bloccato “il funzionamento delle cellule cerebrali.

Ma il loro viaggio si trasformò in un’avventura estrema!

Schiaffeggiati dal forte vento e sballottolati come “palline da flipper” a causa del cattivo tempo, la nave cominciò ad imbarcare acqua. In preda alla paura le signore pensarono che si fossero tirate addosso una maledizione, per avere compiaciuto l’autore e non aver difeso le loro scrittrici. Pertanto quando volò via dalla nave pensarono di lasciarlo morire, ma non fu possibile! Perché se l’autore fosse stato a metà di un romanzo, sarebbe stato inaccettabile trovarsi sulla coscienza un libro orfano!
Nonostante Gulliver abbia vissuto tante esperienze in mare e peggiori rispetto alle nostre mitiche protagoniste, e tantomeno non si trovavano a Balnibarbi e nessuno le stava prendendo a sassate, la loro crociera assunse tutti i colori del cielo in tempesta…

Questo libro attraverso un plot narrativo divertente, audace ed emozionante, ci porta in viaggio per la Scozia. Accompagnati da nuvole grigie e piene di pioggia, attraversiamo un paesaggio vertiginoso, ammiriamo un panorama mozzafiato costeggiando le rocce vulcaniche, il cosiddetto “complesso delle gneiss lewisiano”.

Noi da lettrici abbiamo partecipato con tutte le nostre forze alle vite dei personaggi. Abbiamo a cuore il loro destino. Li abbiamo per così dire, fatti vivere chiudendo lì nel nostro cuore. Non sono più costruzioni di parole, ma persone in carne ed ossa. E da qualche parte, in un universo parallelo sono seduti uno accanto all’altro a colazione, che stranamente è uno dei pasti meno e descritti in letteratura.

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