Pubblicato in: Recensioni

Mastr’Antria e altri racconti

Sinossi:

Questa è una raccolta di racconti siciliani. Si narra di fatti quotidiani, di vita, di abitudini, di moda, di lavoro, di politica subita più che gestita, di curtigghiu sicilianu insomma. Sono tutte storie realmente accadute e i protagonisti sono riconoscibili solo a chi li ha narrati. Il teatrino è immaginato come il palchetto del Foro Italico, dove la banda musicale suonava in pompa magna e gli ascoltatori nell’attesa si confidavano sottovoce i fatti e gli accadimenti indicibili della città. Qui il teatrino e questo libricino che si sfoglia e si legge velocemente come quando si guarda una foto su Instagram. Questo libro ancora inedito è stato realizzato con StreetLib Write, Milano, 2018.

 

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“Mia nonna Vita mi preparava sempre le caramelle alla carrubba nella balata di marmo bianca rigata del cucinino, che prima puliva con una pezza unta di olio d’oliva di casa, poi ci sdiva​ca​va di sopra una specie di fluido caramelloso e profumato che aveva appena preparato col te​ga​mi​no d’al​lu​mi​nio dove ci ave​va in​fi​la​to due pu​gni di car​ru​ba pi​sta​ta cu’ murtareddu, due pugni di zucchero, un bicchie​re d’ac​qua. Quell’intruglio che m’incuriosiva ogni vol​ta, l’arriminava cu’ un cucchiaruni nicu d’ulivu senza firmarisi mai un secondo, fino a quando diventava denso e mieloso. Poi sdivacava tutto nella balata di marmo, prendeva il grande coltello da cucina e cominciava a fari girare quel composto mieloso fino a quando si trasformava in un caramello denso, piatto e rettangolare, e appena s’asciugava nanticchia e addivintava tipo di vitru trasparenti marroni, lo tagliava a cubetti e mi diceva…
– Pigghiati i carameli a’ carrubba, An​drea, buoni sunnu.
Io la guardavo con la bocca aperta e con gli occhi sgranati come se avesse fat​to una magia. Quando trasformava quelle polveri e acqua dentro un tegamino in caramelle, la fata Turchina mi pareva mia nonna Vita. Allora abbassavo lo sguardo verso quelle liccunarie, prendevo la caramella alla carrubba dalla balata, inalavo il profumo dolce e delicato di quel prodigio, la met​te​vo in boc​ca sutta o’ balataru, e mi gustavo quella delizia della natura lasciando sciogliere lentamente tra la lingua e il palato quel sapore crudo e selvaggio che m’i​ne​bria​va di agre​ste bon​tà. Mentre con le labbra strette strette l’uno sull’altro spruzzavo saliva dentro la bocca per sciogliere quel sapore dolce e rustico, fissavo mia nonna negli occhi e vedevo che lei cercava di capire cosa stessi provando, si compiaceva masticandone una a sua volta, e mi sorrideva di un sor​ri​so che mi apri​va il cuo​re. Anche quella volta mia nonna Vita ai miei occhi aveva fatto un piccolo miraco​lo che m’in​can​ta​va. Da una polverina, per me, suo nipote Andrea primogenito, aveva creato un’ine​brian​te emo​zio​ne gusta​ti​va si​ci​lia​na.”

 

La Sicilia è stata raccontata in tantissime declinazioni dagli scrittori di tutti i tempi, da Goethe a Verga, da Pirandello a Camilleri. Ne abbiamo visto i paesaggi incantevoli, vissuto i drammi sociali,  seguito l’evoluzione storica- politica con i suoi alti e bassi, siamo rimasti affascinati dalle sue contraddizioni, abbiamo gustato delizie uniche e siamo stati cullati da sonorità linguistiche che cambiano di provincia in provincia.

Con questi racconti viviamo tutte le sfaccettature della Sicilia e dei siciliani, se un racconto ci riporta alla tradizione, un altro ci colpisce in faccia con la crisi del contemporaneo; un momento prima sorridiamo amaramente e un momento dopo un’emozione ci tocca il cuore. Il lettore scopre tanti microcosmi e vive una sorta di percorso di analisi sociologica sotto forma di storie di vita con uno stile narrativo coinvolgente e diretto come anticipato nella sinossi.

Ho scelto di condividere con voi uno dei racconti in anteprima ( quello che trovate sotto la cover) ,che ho amato particolarmente ,perché nella sua semplicità racchiude l’essenza della “sicilianità” e trasmette al lettore un messaggio molto intenso sulla forza della tradizione, sulla gestualità, sulle relazioni familiari, sulla potenza emozionale delle piccole cose che non cambiano nonostante tutto intorno sembra mutare spesso inesorabilmente.

Perchè leggere questi racconti? Ne i vecchi e i giovani, Pirandello scriveva “In che consiste la vera ricchezza, la vera felicità? Nell’aver pochi bisogni” questo viaggio letterario multi sfaccettato ci riporta a questo pensiero e lo sublima.

#StayTuned

Un pensiero riguardo “Mastr’Antria e altri racconti

  1. 12 luglio 2018
    Il “Circolo Giovani Lettori” ha pubblicato oggi la sua recensione di “Mastr’Antria e altri racconti”, a cura di Isabella D’Amore, fondatrice e curatrice del Blog e della omonima pagina Facebook. Non nascondo l’emozione provata nel rileggere uno stralcio di uno dei racconti, e nel leggere una recensione cristallina, diretta e che colpisce il cuore della sicilianità che gli otto racconti cercano di rappresentare. Ringrazio pubblicamente la blogger e scrittrice Isabella D’Amore – che non conoscevo fino ad oggi – della quale non posso che riconoscere le notevoli doti di analisi e le capacità di lettura di uno scritto semplice e (dal mio punto di vista) complesso insieme. Davvero onorato dalle sue parole.
    Grazie e buone letture a chi avrà la curiosità di leggere la recensione.
    https://circologiovanilettori.wordpress.com/2018/07/12/mastrantria-e-altri-racconti/
    https://www.facebook.com/circologiovanilettori/

    "Mi piace"

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