Pubblicato in: Recensioni

Gilgi, una di noi!

Sinossi

Gilgi è una ragazza allegra e indipendente, cresciuta in una famiglia borghese, tra mobili che sanno di vecchio e idee di un’epoca ormai superata. Rappresenta un esempio limpido e scanzonato di quella che i giornali del suo tempo definiscono la «nuova donna». Quando non lavora come segretaria e dattilografa, ascolta il jazz, fantastica sul futuro, ama flirtare e divertirsi in compagnia di amici come Pit, che pontifica sul socialismo, e Olga, che è affascinante e non ha paura di esserlo. La sua esistenza, sempre scorsa sui binari di una rigorosa e sognante autodisciplina, deraglia però quando conosce Martin, uno scrittore bohémien capace di scuoterne le certezze costringendola ad affrontare i paradossi e i contrappassi dell’autonomia in un mondo di uomini. L’incontro con l’amore innesca infatti una vitale sfida per difendere la propria libertà, che sfocia in un finale vertiginoso e sorprendente. Una protagonista memorabile per un romanzo ilare e sensuale, che per la sua sfacciata modernità venne messo al rogo dai nazisti. Un gioiello di stile che racconta con leggerezza e ironia una donna alla tumultuosa ricerca di una sottile, ingorda, dirompente felicità.

Editore: L’orma editore

RECENSIONE

“Il paese è triste, si inghiotte pessimismo ad ogni boccata d’aria, le viuzze sono sghembe, il selciato irregolare, le case decrepite, le vetrine non più grandi di un cuscino, ma amo tutto questo, paese orribile, forse, ma sono nata qui, la lingua, l’aria, tutto mi è familiare, la quotidianità, il senso pratico……”.

In un’epoca cruciale, quella degli anni ’30, dove il nazismo incombeva e influenzava le vite di ognuno, l’autrice Irmgard Keun con uno stile fresco e allegro, ci racconta la storia di Gilgi.
Gilgi è una signorina raffinata, bella e determinata, cresciuta in una famiglia con principi morali ben radicati, lavora come segretaria e dattilografa, si cuce gli abiti da sola, e studia le lingue. Gilgi, “La sua vita la tiene stretta nelle mani.”

La sua vitalità e autonomia, in un epoca particolare come quella degli anni ’30, agli occhi del lettore appare troppo audace ma attualissima nella nostra società, ecco perché Gilgi è “una di noi.” Una donna coraggiosa e all’avanguardia che affronta situazioni che appartengono alla nostra realtà, quali la convivenza, l’aborto e l’indipendenza della donna.
In un periodo in cui la miseria collettiva è tangibile, l’esistenza di Gilgi scorre ordinata e regolare, “ben risolta come un problema di matematica!”. Ha anche un posto dove rifugiarsi per esercitarsi con la sua Erika e ascoltare musica jazz al suo grammofono.
Spesso concede un po’ di colore alla sua tranquilla vita frequentando la sua amica Olga, la quale è sempre di buon umore, qualsiasi cosa succeda non si lascia sopraffare. Infatti pare che “un qualche Dio le abbia sigillato l’anima con un tappo di spumante!”
Grazie ad Olga, Gilgi conosce l’amore: Martin, un uomo allegro e spensierato.

L’animo di Gilgi diventa un teatro di guerra dove le emozioni si confondono, infatti, “Martin racconta, e Gilgi vede mari, deserti, campagne, quello che vede non è la realtà, non trova le parole per dirlo…è sempre così…vorrebbe tratteggiare le emozioni con le proprie parole, render loro giustizia.”
Ed ecco che la brava bambina che Gigli era stata da piccola scompare, prendendo consapevolezza della propria trasformazione, amando incondizionatamente, lasciando la casa dei genitori, e iniziando la convivenza con Martin.
Gilgi era dell’idea che “L’amore è bello e divertente, ma non bisogna prenderlo sul serio”, una concezione spensierata che a Martin andava a genio.
Man mano che si prosegue nella lettura l’atmosfera del romanzo cambia, Gigli si abbandona a questo amore devastante, diventando completamente dipendente da Martin, innescando una lotta interiore: da una parte quella razionale e disciplinata, dall’altra quella vulnerabile. Convinta di poter dominare la sua passione, e di convincere il suo uomo a cambiare, il futuro di Gilgi con Martin è solo “un gomitolo oscuro e aggrovigliato”; pur contraccambiando il suo amore Martin è solo un nullafacente concentrato a spendere e a indebitarsi. L’idea che aveva sulla vita era quella che “bisognava vivere da ricchi e morire da poveri”.

In un epoca cupa e pavida, che la vuole solo come “moglie” e “madre” Gilgi compie una scelta coraggiosa, vergognosa moralmente e anticonvenzionale per la sua modernità, tanto che la sua storia è stata bruciata, dai nazisti, negli infami roghi dei libri a Berlino nel 1933.

Gilgi, una di noi è un libro attuale sull’emancipazione della donna, ma alla penna dell’autrice non sono sfuggite pagine di tragica disperazione, nelle quali il dolore fa talmente rumore da lasciarti senza respiro e con l’amaro in bocca.

“[…] anche se ora va tutto bene, creati la tua autonomia, solo allora potrai amare un uomo e tenere vivo l’amore. Preoccupati per tempo di non trovarti mai, disperata e inerte.”

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