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La paziente Silenziosa, di Alex Michaelides

Sinossi

Alicia Berenson sembra avere una vita perfetta: è un’artista di successo, ha sposato un noto fotografo di moda e abita in uno dei quartieri più esclusivi di Londra. Poi, una sera, quando suo marito Gabriel torna a casa dal lavoro, Alicia gli spara cinque volte in faccia freddandolo. Da quel momento, detenuta in un ospedale psichiatrico, Alicia si chiude in un mutismo impenetrabile, rifiutandosi di fornire qualsiasi spiegazione. Oltre ai tabloid e ai telegiornali, a interessarsi alla «paziente silenziosa» è anche Theo Faber, psicologo criminale sicuro di poterla aiutare a svelare il mistero di quella notte. E mentre a poco a poco la donna ricomincia a parlare, il disegno che affiora trascina il medico in un gioco subdolo e manipolatorio.

Recensione

“La testa di Gabriel ciondolava su un fianco, come se fosse privo di sensi. Poi un fascio di luce rivelò che gli avevano sparato diversi colpi d’arma da fuoco in faccia. I suoi bei lineamenti erano scomparsi per sempre e al loro posto restava un ammasso di carne informe carbonizzato, anneriti, sanguinante. Alle sue spalle sul muro, erano schizzati dei frammenti di cranio, materia cerebrale, capelli e sangue”.

La vita perfetta di Alicia, perse vigore nella notte in cui fu incolpata di aver ucciso suo marito Gabriel. Da quel giorno non parlò più, rifiutando di confessare o negare la sua colpa.

Questa tragedia le recò una gogna mediatica fatta solo di congetture, poiché nella vita di Alicia non vi erano, presumibilmente, né problemi economici e né sentimentali.

La sua freddezza e il suo silenzio obbligò la difesa a richiedere l’infermità mentale, sostenuta dallo psichiatra Diomede. Una valutazione che l’avrebbe scagionata nel giro di pochi anni, o una messinscena portata avanti probabilmente solo per esser graziata da una condanna pesante.

A perforare il suo silenzio fu lo psicologo criminale Theo Faber. Il quale realizzò come il ricovero e l’ospedale psichiatrico avessero trasformato una donna piena di fascino e creatività, in un essere fragile e soprattutto frantumato mentalmente. Sarebbe stata una ripresa difficile e lenta, ma lo psicologo era deciso a varcare la soglia della sua mente.

Via via che si prosegue nella lettura ci rendiamo conto quanto sia difficile attraversare quella corazza che riveste la mente di Alicia. E soprattutto quanto sia importate il ruolo del medico, il quale per salvarla dovrebbe saper percepire le sue emozioni senza affezionarsi, poiché la frustrazione è solo del paziente.

Ma quel silenzio, giorno dopo giorno assumeva un potere particolare, era come uno specchio che aveva la forza di riflettersi contro, un flusso coinvolgente che tramuta le vesti di medico in paziente.
Sono pagine nelle quali il dolore di non essere stati amati durante l’infanzia condiziona ogni tipo di rapporto lasciando una sensazione di vuoto e “un’amore che non implichi onestà, non merita di essere chiamato amore”.


Alicia era felice e piena di speranza, cosa l’ha spinta ad uccidere suo marito?

Alicia Berenson era una donna straordinaria che aveva vissuto intensamente, e la sua energia l’aveva trasportata anche sulle sue tele. Dipinti che ammaliavano poiché raccontavano le sue emozioni come: l’Alcesti.

“Alcesti è l’eroina di un mito greco. Una storia d’amore tra le più tristi. Alcesti sacrifica spontaneamente la vita per il marito Admeto, morendo al suo posto quando nessun altro è disposto a farlo. Non era chiaro in che modo un inquietante mito di autosacrificio si collegasse alla situazione di Alicia”.

Alicia, era affascinante ma allo stesso tempo sconvolgente, i suoi quadri e il suo silenzio nascondevano una forza seducente, tanto da coinvolgere personalmente il suo medico.


Man mano che si prosegue nella lettura, la storia ci appare piena di segreti, ma piano piano riusciamo a sfogliare la sua intimità, scoprendo un’infanzia traumatica.
L’avvicendarsi degli avvenimenti ci appaiono come un gomitolo aggrovigliato, ma la semplicità del linguaggio ci permette di recepire l’istantaneità delle emozioni. Di captare la delusione, e di comprendere amaramente quanto la vita a volte sia piena di menzogne, soprattutto quando diventano pericolose minando la fiducia; facendo emergere atteggiamenti poco onesti e colpevoli. Un thriller intrigante, nel quale non manca la tensione emotiva nonostante una narrazione lenta, dove l’impatto con un inaspettato finale ci carica di ansia e di stupore.

Buona Lettura 📚

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Dalla Rubrica “Love books”: Molto amore per nulla di Anna Premoli

Molto amore per nulla

Sinossi

Viola Brunello ne ha abbastanza degli uomini. Soprattutto di quelli che pensano di poter sfruttare la sua brillante intelligenza per i propri scopi. Avvocato d’affari e con uno studio avviato da poco, Viola non vuole perdere tempo a inseguire sogni romantici che in fondo al cuore ritiene del tutto irrealizzabili. Preferisce concentrarsi sulle sfide lavorative e sulla sua famosa “lista”, quella che ha compilato in una serata dall’elevato tasso alcolico. Sebbene l’idea sia nata per caso, ben presto Viola si lascia entusiasmare dall’idea di eliminare tutti i punti della sua “bucket list”: è così che decide di buttarsi in avventure che non pensava potessero proprio fare per lei… Una cosa è certa: le sfide filerebbero più lisce se Lorenzo Vailati, uno dei partner di una società che le ha da poco affidato un incarico, non avesse scoperto a sua volta il contenuto della lista e non ne fosse rimasto intrigato. Perché Viola ne ha abbastanza degli uomini. Di tutti, ma soprattutto di quelli come Lorenzo.

Recensione

Ed eccolo qui il tanto atteso seguito di “Questo amore sarà un disastro” di Anna Premoli. Torniamo allora tra le vie della finanza milanese, questa volta saldamente intrecciate a quelle legislative.

Viola è una donna tutta d’un pezzo, o almeno è quello che vuol far credere a chiunque incroci il suo cammino. Dopo una brutta delusione d’amore, trova la forza di mettersi in proprio ma anche la debolezza di trincerare il suo cuore per evitare di soffrire nuovamente.

Ludovico, invece, è il classico dongiovanni. Pieno di donne bellissime, ogni volta diverse. Anche lui è un forte sostenitore del non avere legami con l’altro sesso, ma lui è spinto da una motivazione molto più “fisica” e maschilista.

Eh si, perché Viola è anche una forte sostenitrice del femminismo, guai se un uomo le apre la portiera dell’auto, le manda fiori o le paga la cena; lei è una donna emancipata ed indipendente è può certamente permettersi di stare allo stesso livello di un uomo. Sempre se quest’uomo non sia Ludovico che, oltre ad essere un casanova, è anche un vero e proprio gentiluomo.

Nonostante Viola sia una donna totalmente lontana dai suoi soliti canoni di bellezza, Ludovico è colpito da lei ad un livello molto più profondo ed emotivo. Nel frattempo la nostra single in carriera scopre che la figura di Ludovico al suo fianco non è solo una compagnia per portare a termine la sua “bucket list”, ma è una presenza che le scalda il cuore. Eppure, causa la poca autostima in sé stessa, crede che Ludovico sia spinto solo da compassione; il brivido della conquista per dimostrare che nessuna donna può dire di no al suo bel faccino (e non solo quello!)

Perché gli opposti si attraggono, ma poi si respingono; o forse no…

Bisognerà leggere fino all’ultimo capitolo per scoprire come andrà a finire. Il romanzo scorre in maniera molto piacevole, non mancano infatti i battibecchi fra i due protagonisti. La storia è raccontata da entrambi i punti di vista e questo ci aiuta ad immedesimarci in entrambi i personaggi e a comprendere le diverse modalità di pensiero e di comportamento.

Anche in questo libro, i due personaggi son ben strutturati. Gli aspetti legati ai loro ambienti lavorativi non sono lasciati al caso, tutto è ben inserito nel contesto che viene trattato.

E poi chissà … magari ci sarà un terzo volume dedicato a Ludovico, l’ultimo nostro uomo della finanza milanese.

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Giornata mondiale della poesia

Ogni caso

“Poteva accadere.
Doveva accadere.
È accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
E’accaduto non a te.
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.
Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì? Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.”

Wislawa Szymborska

#giornatamondialedellapoesia

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Antonio Manzini e Sellerio con lo Spallanzani

Da Sellerio a tutti i lettori:

“Cari amici, sul nostro sito abbiamo pubblicato un racconto inedito di Antonio Manzini, “L’amore ai tempi del Covid-19”, un’ indagine di Rocco Schiavone a sostegno dell’Ospedale Spallanzani di Roma.
Il racconto è disponibile, gratuitamente, in formato digitale a questo link https://sellerio.it/it/amore-tempi-covid-19/

È una storia che Antonio Manzini ha scritto in questi giorni difficili e che ha scelto di regalare a tutti i lettori per ringraziarli e per provare a sorridere un po’ anche in questo momento.

E chi lo volesse, come simbolico compenso per l’acquisto del racconto, potrà contribuire con una donazione diretta a sostegno del lavoro dell’Ospedale Spallanzani di Roma: https://donazioni.inmi.it/
A tutti voi lettori va, sempre, il nostro più caloroso ringraziamento.”

Lettori, scrittori, editori, tutti insieme ❤️

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Dalla Rubrica “Love books”: Questo amore sarà un disastro di Anna Premoli

Questo amore sarà un disastro

Sinossi

Edoardo Gustani è un rampante golden boy della finanza milanese, esperto di fusioni e acquisizioni. Al momento è interessato a rilevare la maggioranza della Health Green, una società che opera nel settore degli integratori e dei prodotti biologici, in difficoltà in seguito a qualche colpo di testa dell’ultimo amministratore delegato. Per portare a casa l’accordo, Gustani deve convincere i membri della famiglia Longo, proprietari da generazioni. C’è solo uno scoglio da superare: avere il parere favorevole di Elena, nipote delle quattro anziane azioniste. Elena non ha più nulla a che fare con la società, da quando il padre le ha preferito il figlio maschio come amministratore delegato. Ha voltato pagina e aperto un centro olistico nel quale le persone possono allontanarsi dal caos quotidiano e staccare finalmente la spina. Edoardo, abituato ad averla sempre vinta, non riesce a credere che Elena non voglia lasciarsi convincere dalle sue validissime ragioni. La sconfitta non fa parte del suo dna. Decide quindi di trascorrere qualche giorno nel centro di Elena. È sicuro di riuscire a farla ragionare sfruttando il suo grande fascino. Ma ci sono imprevisti che nemmeno un cinico e calcolatore uomo d’affari può immaginare…

 

Recensione

Edoardo è il classico uomo d’affari senza scrupoli. Maniaco del lavoro, è cinico e prepotente, la parola “no” sicuramente non rientra nel suo vocabolario. Come se non bastasse è anche affascinante e sa sempre cosa dire e come farsi dire di “si”, specialmente dalle donne; insomma il tipico uomo che “non deve chiedere mai”.

Eppure il bel tenebroso viene completamente annientato e messo al tappeto da una donna apparentemente semplice e lontana dal suo mondo di numeri e finanza, Elena.

Ma l’apparenza spesso inganna ed Elena risulterà essere una donna conoscitrice non solo del mondo dell’economia, ma anche dell’ambiente di Edoardo di fusioni e acquisizioni. E nonostante prometta a sé stessa di non cedere alle lusinghe di questo “cattivo ragazzo” e di restare fuori dall’azienda di famiglia, dovrà fare i conti con l’attrazione e il desiderio che la spingono irrefrenabilmente verso di lui, corpo e cuore.

Non mancano ovviamente i personaggi secondari, Lorenzo e Ludovico colleghi ed amici di Edoardo e Viola, avvocato ed amica di Elena. Dal canto loro, faranno il possibile per far ragionare i due protagonisti, tutti convinti che questa relazione non porterà da nessuna parte. I colleghi hanno paura che salti l’affare, mentre Viola crede che passata l’attrazione fisica ed il desiderio di conquista di Edoardo, Elena si ritroverà con un cuore rotto. Ed invece …

Il romanzo è raccontato da entrambi i punti di vista, ciò nonostante il protagonista assoluto della storia è proprio lui, Edoardo e la sua redenzione da “golden boy” a fidanzato modello. E vi assicuro che la strada verso il vero amore è molto ripida ed in salita.

Il libro è semplice e difficile da leggere allo stesso tempo perché l’autrice, per la prima volta, parla del suo ambiente lavorativo, la finanza, e quindi utilizza molti termini tecnici che noi umili lettori potremmo non capire bene. Per aiutarci, però, troviamo alla fine del romanzo un’appendice con tutte le diciture economiche spiegate per i “non addetti ai lavori”.

Anche la costruzione del personaggio di Edoardo credo sia stata una grande prova per la Premoli che, novità nella novità, racconta di un uomo completamente lontano dai suoi soliti personaggi maschili, parlando per la prima volta del tipico “bad boy” dei romance, a cui manca tutto, buonsenso compreso, tranne i soldi ed il fascino.

Sono sicura quindi che questo romanzo abbia rappresentato una doppia sfida per l’autrice Anna Premoli e proprio per questo merita doppiamente di essere letto. E poi ci aspetta il secondo episodio dedicato a Lorenzo e Viola, perché gli opposti si attraggono, ma poi si respingono.

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Dalla Rubrica “Love books”: La strada per Virgin River di Robyn Carr

Sinossi

“Cercasi ostetrica / infermiera professionista a Virgin River, popolazione seicento abitanti. Il tuo lavoro ideale sullo sfondo delle imponenti foreste di sequoie e dei fiumi cristallini del Nord California. Cottage incluso senza spese di affitto.”

Melinda Monrla strada per Virgin River bookoe, da poco rimasta vedova, capisce subito che il remoto paesino di montagna di Virgin River è il luogo perfetto per sfuggire al dolore e per gettarsi con nuovo slancio nel lavoro che ama. Le sue speranze, però, tramontano entro un’ora dall’arrivo: il cottage è poco più di una baracca, le strade sono impraticabili e il medico locale non vuole avere niente a che fare con lei. Capendo di aver fatto un grosso errore, Mel decide di lasciare la città l’indomani stesso. Ma una bimba piccolissima abbandonata dentro uno scatolone in veranda modifica i suoi piani… e l’ex marine Jack Sheridan, che ora gestisce l’unico bar del paese, li stravolge del tutto. Perché l’affascinante Jack conosce tutti i sentieri dei boschi di Virgin River, compresi quelli che conducono verso una nuova, insperata felicità. La strada per Virgin River, primo capitolo della serie Virgin River, è un bestseller assoluto, per undici volte al primo posto nella classifica del New York Times e da cui sarà tratta una serie originale Netflix.

Recensione

Il romanzo è piacevole da leggere, la storia è scorrevole e non scompare mai la curiosità di sapere come andrà a finire.

Melinda e Jack sono dei personaggi molto complessi, ognuno di loro ha una storia pesante da portare sulle spalle che condiziona le loro scelte future. Nonostante questo, non si tirano mai indietro e affrontano tutte le avversità che la vita presenta loro.

Tutti gli abitanti di questa cittadina si possono considerare co-protagonisti, perché senza di loro la storia non sarebbe la stessa, resterebbe quasi incompleta. Come tradizione vuole, in un paesino in cui si conoscono tutti, ogni abitante aiuta sia sé stesso che i due protagonisti.

È facile quindi affezionarsi non solo a Melinda e Jack, ma a tutti gli abitanti di Virgin River perché ognuno di loro ci racconta una storia e ci lascia una piccola lezione di vita. Una menzione speciale va sicuramente a Doc, il dottore Vernon Mullins, medico della cittadina inizialmente restio a lavorare con Mel e alle “regole” della grande città.

Non mancano ovviamente le descrizioni ambientali che ti fanno immergere in questo paesino di montagna, immaginando di passeggiare insieme a loro tra i boschi di sequoia, sulle rive del fiume.


Extra

NetflVirgin River Netflixix ha deciso di realizzarne una serie tv che però, mi sento di dire, è liberamente tratta dal romanzo. Ci sono molti più colpi di scena e, mentre qualche personaggio del romanzo viene lasciato indietro, qualche altro diventa ancor più co-protagonista della serie. Devo dire che, nonostante le differenze con il romanzo originale, la serie tv non mi è dispiaciuta assolutamente e sono già in attesa della seconda stagione che, si rumoreggia, dovrebbe uscire a fine anno 2020. Io sono già totalmente pronta per immergermi nuovamente nei silenziosi paesaggi di Virgin River. E voi?

 

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La Ragazza Di Piazza Tahrir, Younis Tawfik

Sinossi

“Mia madre mi odiava perché ero nata femmina”: questo pensa Amal. È egiziana e ha solo vent’anni. Nel silenzio della sua camera la ragazza consuma notti di insonnia e sofferenza alla ricerca del coraggio di reagire e di uscire da una “gabbia dorata” che soffoca lei e le altre donne. Fuori soffiano i venti della Primavera araba, siamo nel gennaio 2011. Amal scappa e va in piazza a gridare anche lei: “Il popolo vuole abbattere il regime!”. Ha tanti amici che sono scesi nelle strade. Molti li ha conosciuti nei mesi di preparazione alla rivolta su facebook e sugli altri social network. E dal venerdì della rabbia si sviluppa un’escalation che porterà alla fine del regime di Mubarak. La ragazza di Piazza Tahrir è il racconto in prima persona di quelle giornate formidabili di lotta, di speranza, di paura e della voglia di cambiare di tutto il popolo egiziano. Amal è una ragazza come tante altre, porta il velo e non ha la stoffa dell’eroina, ma lotta per ottenere sia la libertà per se stessa dentro la sua gabbia dorata sia la libertà per tutto il suo popolo. In piazza incontrerà l’amore e la morte e nel corso di quelle straordinarie settimane capirà molte cose del suo passato e della sua famiglia, in cui si annidano silenzi e segreti che fanno ancora male.

Recensione

“Le donne hanno sempre torto. Io ero colpevole, perché non avevo saputo proteggere la mia virtù, perché ero uscita a giocare fuori casa e perché non sapevo recitare a memoria alcuni versetti del Corano che proteggono le bambine”.

Attraverso gli occhi di Amal, in queste pagine percorriamo la rivolta in Egitto, nelle lunghe giornate di lotta di un popolo umiliato e sottomesso da trent’anni.


Amal, non è un’eroina, ma insieme a tanti amici conosciuti su Facebook marcia in piazza per urlare la sua rabbia, taciuta per molto tempo, contro un sistema fatto di soprusi.

Un libro che mi ha turbata e ogni parola mi ha rimpicciolita. Sì, questa è una storia che urla libertà, ma sono parole che comunicano sofferenza e terrore.
Amal è una ragazza con tanti sogni da realizzare, e nonostante le vessazioni familiari riusce a trasformare la sua paura in forza.

“Mia madre mi odiava perché ero nata femmina”.

L’affetto inesistente di sua madre, dovuto a una condizione delle donne molto diversa da quella occidentale, mi ha permesso di vivere un rapporto più intimo con la protagonista. In queste pagine viene delineata una figura femminile che respira e vive solo grazie all’uomo, perché senza di lui “non conta nulla”.


Un racconto, in cui emerge una donna sottomessa dalla virilità e un popolo soffocato da un regime corrotto, che gli evita la libertà di espressione, non da importanza ai diritti umani e blocca anche ogni sistemi di comunicazione.

“Il popolo vale meno di una pallottola”

Ma questa profonda ingiustizia fa prevalere la forza immensa dei manifestanti, pronti a sacrificare la propria vita per abbattere il muro dell’omertà e della paura.
Nonostante le emozioni spesso sono soffocate dalla rigidità della madre, la quale confidava nella preghiera per la salvezza e la purificazione. Amal riesce a costruirsi una forza e un coraggio da combattente.

“Per lei il male si nascondeva tra le gonne delle ragazze, sotto i loro reggiseni e le calze di nylon, nella trama del tessuto dei vestiti, nei tacchi alti delle scarpe, nei capelli sciolti e persino nel trucco”.

La vividezza dei dettagli nella descrizione dello svolgimento della manifestazione, in piazza Tahrir, è sconvolgente. Carri armati, cecchini, sbarramenti dei militari, filo spinato che limita l’accesso alla piazza fanno provare il loro stesso terrore. Ma la paura non ferma Amal che insieme alla sua amica e ad altre donne urlano contro Mubarak :” Irhal, vattene”.
Una lotta che non le risparmierà nulla, vivrà contemporaneamente l’euforia della politica, ma subirà sulla propria pelle il dolore delle pietre. Siamo difronte a delle leader che trascinano la folla, a rivendicare la propria identità personale senza rinnegare le proprie radici.

“Perché il male non sta nei nostri corpi ma nel dolore che infliggiamo agli altri che ci è inflitto dagli altri per ricavare potere e dominare”. E le parole scritte di protesta scambiate sul social prendono vita in piazza pronti a dare una svolta radicale al loro Paese. Giovani manifestanti nei quali scorre nelle vene il vero significato di patria, fieri di appartenere alla loro terra e pronti a dare la vita per cambiarla. Tutti pronti a svegliare una nazione oramai assopita da troppo tempo, e maltrattata dall’arroganza di un regime corrotto. “

Sono pagine in cui la sofferenza della protagonista è placata dall’amore paterno. Che conforta con voce rassicurante, e sostiene sua figlia a continuare la sua battaglia contro un regime che umilia il suo popolo. L’intimità tra i due è racconta con delicata tenerezza, che riscalda l’anima. È un momento particolarmente emozionante sia per Amal, che per il lettore. Quel dolore morale e fisico che la madre le ha inflitto viene stemperato da questo rapporto speciale, di questo padre che ha il potere di sostenere sua figlia in questa voglia di giustizia.

“ […] le nostre giovani età si stanno bruciando come rami secchi nella foresta dell’ingiustizia, si stanno consumando inutilmente in questa grande prigione chiamata patria”.

Buona Lettura 📚

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La bambina di un milione di anni

Ciao circolo,

è un momento complicato per tutti, anche per il mondo editoriale che vede chiudere le librerie per il decreto di contenimento del Covid-19. Per il libro di cui vi parlo oggi però secondo me è una grande opportunità. Perché?

Scopriamolo insieme.

Sinossi: A Montebasso, un letargico paesino di tremila anime, vivono sotto copertura due entità antichissime, incarnazioni dell’Ordine e della Distruzione: l’Eroe e il Necromante. Il primo ha l’aspetto di Gabriela, una bambina di otto anni con lunghi boccoli da bambola e lo sguardo vecchio di millenni; il secondo veste i panni di Neri, il tetro e allampanato guardiano del cimitero del paese. Passano le giornate come due pensionati, ricordando nostalgici i tempi andati e facendo di tutto per mantenere segreta la propria identità. Oltre a loro, l’ignara Montebasso ospita anche una comunità di migranti arroccati nel centro storico semidistrutto da un terremoto e impazienti di fuggire altrove. E gli autoctoni ben sistemati nella città nuova appena fuori le mura non vedono l’ora di riprendersi ciò che avevano abbandonato già da tempo. Nel paesino dove non succede mai niente sarà la commistione di questi elementi a far esplodere una polveriera umana senza precedenti.

“In un’epoca lontana, la Terra era più giovane. I popoli che la abitavano la chiamavano con nomi diversi. Nel giorno rievocato dalla fatamorgana il cielo era quello dei cimiteri; il luogo una landa spoglia, fuori da una grande città. Le torri murarie, visibili all’orizzonte, si aggrappavano alle nuvole e serbavano l’ultima fortezza dietro cui resistevano assediate decine di popoli uniti contro un grande nemico. Dal lato opposto, la terra scricchiolava arida e appassita fin dove
giungesse lo sguardo.

Prima cosa che voglio dirvi: Las Vegas edizioni non delude mai, ormai è un dato di fatto. Pionieri di un’idea nuova di editoria, hanno lanciato questo libro in pieno isolamento per la pandemia. Direte voi: “follia editoriale”, no affatto. Hanno dato la possibilità ai lettori di sentirsi importanti perché lo siamo noi lettori e ci meritiamo grandi storie sempre e poi questo libro è perfetto per questo momento.

Un romanzo oltre il romanzo perché è come se vivessimo nella realtà, ma spostati sul filo dell’immaginario. Ad ogni frase, ogni pensiero, pensi che l’autore stia parlando a te per chiamarti in causa nella storia. C’è tanta contemporaneità in questo romanzo, tanti temi che si mixano in una melodia di quelle che ti restano in testa e che canticchi senza sapere perché.

In mezzo a una nube nera si nascondono i colori dell’arcobaleno?

Catapultati in una narrazione che passa dal fantasy al gotico, dall’inchiesta al racconto e in certi momenti anche per il romanzo storico, sempre bilanciando il linguaggio tra scosse e stasi, il lettore può solo arrendersi perché non sa cosa troverà girando pagina, ma non vede l’ora di continuare.

Il lettore tipo di questo libro? Il lettore che ama sperimentare, che cerca sempre qualcosa di nuovo, che vuole entrare in una storia che va oltre la narrazione, che una volta girata l’ultima pagina resta ancora con la testa nel libro.

Lo trovate in promozione su amazon sia in digitale che cartaceo.

“La nostalgia è un sentimento importante per la sopravvivenza, costruito su graziose omissioni che rendono una forma alla storia insensata degli individui. Si trasforma presto nella chiave di lettura degli eventi a venire, un metro di paragone su cui misurare i traguardi di un nebuloso futuro.”

 

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Un Matrimonio Americano, di Tayari Jones

Sinossi

Roy e Celestial sono sposati da piú di un anno. Sono neri di Atalanta, convinti di avere tutta la vita davanti, regni sconfinati di pagine bianche ancora da scrivere. Roy non è certo un magnate, ma ha un lavoro tale da permettergli di accarezzare l’idea di comprare casa. Celestial è «un’artista da tenere d’occhio», come recita il titolo di un articolo a lei dedicato. Gran cespuglio di capelli neri e un sorriso malizioso, Celestial fabbrica bambole considerate vere e proprie opere d’arte. Il loro matrimonio è come un arazzo finissimo. Spesso lo strappano, soprattutto perché Roy ama piacere alle donne, ma altrettanto spesso lo rammendano, sempre con un filo di seta, bellissimo. 
Una sera, dopo aver fatto visita ai genitori di lui, a mamma Olive, che ha trascorso una vita intera a riempire vassoi in un self service per permettere al figlio di andare all’università, e a Big Roy, tuttofare per la medesima ragione, Roy e Celestial decidono di trascorrere la notte al Piney Woods, l’unico hotel a Eloe, la città dei genitori. È il week-end del Labor Day e una meteora distruggerà la loro vita. Una volta in camera, Roy si lascia andare a una rivelazione che fa infuriare Celestial. Per ritrovare in qualche modo il filo di seta capace di rammendare quello strappo, prende poi il secchiello di ghiaccio ed esce dalla stanza con l’intenzione di andarlo a riempire. In corridoio incrocia una donna all’incirca dell’età di sua madre, con una faccia simpatica e il braccio stretto dentro una benda appesa al collo. Siccome è un gentiluomo, Roy l’accompagna in camera, l’aiuta ad aprire la finestra e le sistema anche il water che perde come le cascate del Niagara. Infine rientra nella sua stanza, dove Celestial allunga il bellissimo braccio nella sua direzione e gli porge i cocktail che ha preparato.
Quella sarà, per Roy, l’ultima serata felice che trascorrerà per molto, molto tempo…

Recensione

In queste pagine ogni sentimento morale viene messo a dura prava dai pregiudizi razziali e dalla crudeltà delle disuguaglianze. L’autrice ha il potere di tenere il lettore incollato al romanzo, poiché è una storia sorprendente e per nulla scontata. Le voci dei personaggi si alternano nel raccontarsi in prima persona, traducendo in parola le loro emozioni. Sottolineando quanta sofferenza si rifletta sulla pelle nera, provocata dalla discriminazione e da una condizione sociale e politica talmente difficile da non riuscire a sottrarsi.


“Fummo sposati nel vero senso della parola per un anno e mezzo e in quel periodo fummo felici, o almeno lo ero io. Forse non davamo a vedere di essere felici come gli altri, ma non eravamo quel tipo di neri borghesi di Atlanta, il marito che va a letto con computer sotto il cuscino e la moglie che sogna gioielli di Tiffany […] eravamo come i protagonisti di quel film, Love Jones, ma cresciuti”.

Ambientato nel sud degli Stati Uniti, Celestial e Roy sono sposati da diciotto mesi. Celestial è un’artista notevole, la sua arte è molto apprezzata, soprattutto per le bambole di stoffa che realizza, avvolgendole teneramente in una copertina di cachemire, da sembrare dei neonati. Lei per Roy è l’equilibrio perfetto, nonostante continui a fare il piacione con le altre donne. Lui ha fatto di tutto per allontanarsi da un sistema legale ingiusto e impari, studiando e coltivando grandi aspirazioni. Insieme con Celestial affronta la vita con determinazione rappresentando una società evoluta e post razionale: eliminando quella paura che insieme all’ignoranza alimenta l’odio. Ma la diversità sociale spesso tra i due diventava un disagio rendendo difficile la comunicazione. Roy, rispetto a Celestial, si sente inferiore, perché lei ha una famiglia perfetta, mentre lui il suo vero padre non lo ha mai conosciuto. Le loro sono due realtà familiari diverse, e spesso questa differenza alimenta un conflitto interpersonale tanto da nascondere alcuni segreti del loro passato e rendendo il loro rapporto fragile: “come un arazzo, spesso lo strappava e poi lo rammendava, sempre con un filo di seta, bellissimo ma molto cedevole”.

Un libro profondo che non racconta solo la discriminazione razziale, ma come un ventaglio ci porta a conoscere la sofferenza di padri, madri, figli e mogli che sono stati privati di affetti, di braccia che stringono e di parole che ti fanno crescere. Il lettore, pagina dopo pagina, ha un rapporto intimo con ogni personaggio. I quali sono legati da conflitti spinosi che ti martellano in testa e ti bloccano il fiato pensando di non uscirne vincenti e non riuscendo a capire da che parte stare.

Il matrimonio di Celestial e Roy è in piena euforia, quando tutto crolla, perché Roy viene accusato ingiustamente di violenza sessuale, un reato che lui non ha mai commesso. Tale avvenimento fa sfumare il vero significato di matrimonio, trasformandosi in un rapporto epistolare. La mancanza del rapporto fisico è compensata dalla corrispondenza, infatti cercano di toccarsi con la mente scrivendosi lettere.

“Celestial, ti amo. Mi manchi. Voglio tornare a casa da te. Guarda come sono messo, ti sto dicendo cose che sai già. Cerco di scrivere su questo foglio qualcosa che ti costringa a ricordarti di me: il me stesso vero, non l’uomo che hai visto in piedi, devastato, nell’aula devastata di un tribunale di provincia. Mi vergognavo troppo per girarmi verso di te, ma ora mi pento di non averlo fatto, perché in questo momento farei qualsiasi cosa per un altro sguardo”.

Strappato di tutto, la corrispondenza per Roy è l’unico mezzo che lo riconduce alla realtà e a scoprire come la gioia del matrimonio si sfalda lettera dopo lettera. Il clima in prigione diventa sempre più terribile, soprattutto di notte quando sommerso dall’oscurità che non riesce né a dormire e neanche a leggere. Ma a Roy basta toccare le lettere scritte da Celestial per leggerle come se fossero state scritte in Braille.
Man mano diventa una full immersion in un rapporto di coppia che non è solido come un albero secolare ma fragile come un fiore strappato dal vento.

Buona Lettura 📚

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Simposio letterario: Bertrand Russell

Amici del circolo,
oggi simposio letterario davvero speciale per me ed Elisabetta perché non vi parleremo solo di un filosofo, ma di uno studioso a tutto tondo, un uomo che, non solo ci ha regalato una brillante e unica lettura del reale, ma ci ha fatto viaggiare mirabilmente nella storia della filosofia: Bertrand Russell.


Potremmo ribattezzarlo il Piero Angela della filosofia per la sua grande attività divulgativa.
Esistenzialista, empirista, catalogare il suo pensiero non è immediato perché ha percorso un processo di evoluzione e messa in discussione nel tempo. Puntando l’accento sul tema della conoscenza, troviamo come elementi fondamentali per l’interpretazione del reale: la conoscenza  diretta per esperienza e la conoscenza per descrizione (che si riferisce alle cose “catalogate” dalla nostra mente). Non possiamo però prescindere dalla scienza, dalla logica e dalla matematica per l’identificazione di tutto quello che ci circonda e su questi temi Russell ha lasciato pagine e pagine di grande peso storico. Premio Nobel per la letteratura nel 1950, ci ha lasciato anche un libro in cui indaga il tema più caro alla filosofia: la ricerca della felicità.
«Oso sperare che qualcuno, in mezzo alla moltitudine di uomini e di donne che soffrono di infelicità senza goderne, possa trovare qui diagnosticato il suo caso e, in pari tempo, qualche suggerimento sul metodo da seguire per guarirne. È nella convinzione che, mediante sforzi ben indirizzati, molti infelici possano liberarsi della loro infelicità e diventare felici, che ho scritto questo libro.»

Vi lascio all’approfondimento tematico di Elisabetta.

La scienza secondo Bertrand Russell.

L’eclettico e pacifista Bertrand Russell (1872-1970) ha molto da insegnarci.

Filosofo, logico, matematico e attivista ha sempre sostenuto il connubio tra scienza e filosofia, mettendo al primo posto l’importanza della libertà di indagine contro l’oppressione generata dai dogmatismi di stampo teologico o politico.

Non nascondendo mai il suo disappunto contro le ingiustizie e gli avvenimenti nefasti della guerra, si è sempre battuto contro i soprusi del capitalismo e le conseguenze morali legate all’uso delle armi nucleari.

Malgrado le critiche a lui mosse sul suo manifestato ateismo, ha  sempre espresso le sue opinioni anche su questioni etiche ribadendo con fervore che la morale non è mai stato esclusivo appannaggio della teologia ma è di tutti gli individui dotati di ragione.

Nonostante la mole di scritti su diversi argomenti, il conflitto tra scienza e religione rimane tra i più interessanti e di attualità; con il suo saggio appunto “Scienza e religione”; (1935,Casa Editrice TEA), si propone di delineare le evidenti differenze: dalla cristallizzazione dogmatica che finisce per generare pratiche di stampo totalitario delle religioni istituzionalizzate per passare alla prudente fallibilità della scienza, che non pretende di conoscere l’intera verità delle cose e che per progredire necessita di libertà di indagine e di discussione.

Dice:” La diffusione della concezione scientifica, opposta a quella teologica, ha contribuito indiscutibilmente alla felicità.” ; Sebbene abbia scritto questo testo in un periodo molto diverso dal nostro, il dibattito è tuttora aperto; anche se, bisogna ammetterlo, la sua visione ideale delle scienze non rispecchia molto quello che sono diventate oggi. Probabilmente Russell, al tempo, si era illuso che la secolarizzazione avrebbe portato a un ridimensionamento delle influenze ecclesiastiche per favorire una società basata su un’ etica politica più fluida che garantisse più protezione ai liberi pensatori,ma da questo punto di vista siamo  ancora molto lontani. Il dogmatismo ha  preso il sopravvento anche nei metodi scientifici il più delle volte e i social hanno messo in crisi il settore promuovendo le improvvisazioni individuali a discapito delle professionalità, questo Russell non poteva certo prevederlo… detto questo, il testo analizza dettagliatamente gli aspetti più ossessivi dell’assolutismo che inevitabilmente ha sulle coscienze piuttosto che la conclamata rivalità fra i due campi; la conclusione insegna che il rigore filosofico dovrebbe far capire che ogni forma di dispotismo svanisce quando si applica nel migliore dei modi l’analisi logica. Per questi motivi rimane costantemente una pietra miliare della filosofia empirica.